Venerdì, 09 maggio 2008La Catena di San Libero - 7 maggio 2008 n. 362Paìs Il primo nemico degli italiani è l'autovelox. Il secondo la Guardia di Finanza. Seguono i communisti, gli zingari, i marrocchini, i rumeni, la gente senza soldi e quasi tutti gli altri italiani. ______________________________________ Tasse L'impopolarità di Gorbaciov, dicono, è nata quando (per risanare il bilancio statale, e anche per affrontare l'antico problema dell'alcoolismo) ha aumentato il prezzo della vodka. E anche ora, in Italia, potete chiacchierare quanto volete ma la verità è che Prodi non solo ha cercato di far pagare le tasse agli italiani, ma anche l'ha proclamato pubblicamente. "Tasse è giusto, tasse è bello, tasse è civile!". Col cavolo. Quello che scoccia agli italiani non è il pagare in sè (fra pizzo e mazzette si paga molto di più, ma nessuno s'è mai lamentato) ma proprio il concetto di tassa, il dar soldi allo stato. Fra gl'italiani e la Finanza s'è scatenato insomma un vero e proprio scontro di civiltà. Questione di Weltanschaunung, signora mia. E la riprova s'è avuta quando il feroce Visco ha messo in pubblico l'elenco (pubblico) di chi paga: dagli editorialisti di destra ai comici rivoluzionari, dalla Lega Latifondisti all'Unione Consumatori, tutti gli italiani sono scattati in piedi come un sol uomo: "No! Questo no!", "Dove andremo a finire?": in nome della libertà, della privacy, della lotta ai sequestri e di molte altre cose. Su ciò un politico abile - come probabilmente è Tremonti - non poteva non riflettere, e dopo molte e profonde riflessioni ha deciso che: "Dal primo giugno è abolita ogni e qualsiasi forma di gabella su tutto il territorio nazionale. Ici, Irpef, Iva sarano solo un lontano ricordo. Maledetto communismo! Evviva Berlusconi!". Sì, ma allora dove si prendono i soldi per pagare le veline, i carabinieri, il ponte di Messina e tutto il resto? Eh eh. "Conosco i miei polli" ghigna il ministro. I finanzieri, d'ora in avanti, vestiranno in borghese con occhiali neri e gessato. Senza esibire alcun tesserino, e parlando con un forte accento siciliano, si presenteranno con discrezione a tutti i commercianti, gl'industriali, i piccoli e grossi imprenditori. "Vossia come sta? Ma è sicuro che sta bene?". E chiederanno il pizzo: più o meno quanto avrebbero dovuto pagare sotto Visco, moltiplicato per due. Naturalmente non ci sarà nessuno che si rifiuterà di pagare (tolti i duecento commercianti palermitani - su diecimila - che hanno aderito ad Addiopizzo) e i denari, in banconote da piccolo taglio e avvolti dentro fogli di giornale, verranno regolarmente consegnati all'amministrazione dello stato. Altro che lotta all'evasione: neanche il fisco tedesco sarà mai stato così rispettato. Sì, ma questo in Sicilia, a Napoli, insomma dove pagare il pizzo è già un'abitudine accettata e diffusa. Ma in un Milano, a Bergamo, nel Nordest libero e selvaggio? Niente paura: intanto, anche in queste contrade l'ammirazione per la mafia ("Io voto Mangano!", "Viva Dell'Utri!") ha fatto passi avanti significativi. E poi, nei casi difficili, basterà cambiare la forma della richiesta: non più pizzo generico ma precisa richiesta di tangente (che dalla fine di Mani Pulite in poi è considerata normale). Alla peggio, l'agente - parlando in italiano approssimativo - si qualificherà come emissario del governo cinese o rumeno, lasciando intendere che un'opportuna generosità aiuta moltissimo a trasferire le fabbriche laggiù, a comprare manodopera locale, ecc. E anche in questo caso i soldi finiranno all'astuto fisco italiano. ______________________________________ Xeno Il sindaco di Verona ha ricevuto ieri l'ambasciatore della Padania in Italia. Oggetto del colloquio, secondo indiscrezioni, l'ondata di violenze che da tempo colpisce la città veneta ed è ultimamente culminata nell'assassinio di un cittadino. "I padani - ha dichiarato il sindaco - possono vivere in Italia a condizioni di rispettare le leggi e non creare problemi. Non abbiamo pregiudizi contro di loro, chiediamo semplicemente che si adeguino alla convivenza civile". Le parole del sindaco non soddisfano però molti cittadini, fra i quali si fanno sempre più strada posizioni più radicali, ai limiti della xenofobia. "No xe quasi più veneti a Verona! - ci ha detto un cittadino che non ha voluto dare il suo nome - Ormai vedi padani dapertutto... Ska, naziskin, camise verdi...". In effetti, la percentuale di padani nel veronese supera ormai il quindici per cento della popolazione, una delle concentrazioni più alte d'Europa. E' un dato che, al di là dei singoli episodi, suscita un allarmismo sociale difficile da contenere. In qualche bar si comincia già a parlare di "ronde italiane" per "tegnir al su posto" gli stranieri. "Rimandemoli in Padanìa!" bofonchia qualcuno. Preoccupazione nella comunità padana. Le autorità minimizzano. "La situazione - assicura il questore - è sotto controllo". ______________________________________ Veltronized Veltronizzata anche l'Inghiltera: crollano i laburisti (i nuovi laburisti blairizzati) e ritorna la destra. Il motivo della disfatta è molto semplice: sotto i "rinnovati" - cioè non più di sinistra - governi laburisti i primi mille miliardari britannici, secondo il Sunday Times, hanno moltiplicato di quattro volte i propri patrimoni; carovita e precarietà, contemporaneamente, per la gente comune. Che una volta per protestare si rivolgeva ai laburisti e ora invece se li ritrova come controparte. Alla fine del ciclo, Blair lascia macerie sia nel partito (al 25 per cento) che nella società. La colpa, naturalmente, non è di Blair (che ha appena comprato un castello da cinque milioni) nè di Brown ("Non mi dimetto!") ma dei cittadini bestie che non apprezzano la svolta politica di quella che una volta era la sinistra più popolare d'Europa. Blair chiacchiera e perde, Zapatero vince e governa; Blair lascia in mutande il suo partito, Zapatero gli fa vincere le elezioni. Eppure, chissà perché, in Italia se dici "facciamo come Zapatero" sei un estremista folle, se dici "voglio essere il Blair italiano" sei uno statista destinato a chissà che alti destini. ______________________________________ Solita minestra, ma "user generated" Si chiama YKS il nuovo canale video satellitare che si propone come uno spazio televisivo interamente costruito dagli utenti, invitati a spedire e segnalare video pubblicati in rete. Per capire chi c'è dietro basta leggerne il nome al contrario, ed ecco apparire magicamente il network SKY. Nonostante i roboanti comunicati che lo descrivono come un canale "partecipativo per natura", questo esperimento ha tutto il sapore della vecchia televisione. Tra i promotori del progetto, infatti, troviamo il direttore Andrea Soldani, teleostetrico che ha contribuito al parto di moloch televisivi come "Amici" di Maria de Filippi e il Maurizio Costanzo Show, tanto per restare in famiglia. Il problema non è tanto il pedigree o il curriculum degli autori, ma il progetto editoriale che c'è dietro questa iniziativa. Non è la prima volta che un programma viene interamente realizzato con i contributi degli spettatori, e da Paperissima in poi c'e sempre qualcuno pronto a riempire palinsesti a buon mercato utilizzando materiali belli e pronti spediti da chi vuole conquistare i suoi quindici minuti di gloria. Quella che sarebbe davvero una novità sarebbe l'abolizione dei direttori del programma, per lasciare agli spettatori il compito di decidere quali saranno i video più cliccati e votati che andranno a finire sul satellite. Ma mi permetto di dubitare che questa soluzione, tecnicamente a portata di mano, venga accettata politicamente da un network come Sky, se non altro per non scontentare gli inserzionisti pubblicitari. Per ogni notizia data ce ne sono altre mille scartate, e l'informazione è innanzitutto un processo di selezione e negoziazione. Mi chiedo allora chi selezionerà i video da trasmettere su YKS, e chi ha deciso che la programmazione sarà confinata all'interno di sette binari: Entertainment, Tech, Sport, Life, Passion, Travel, News, World, con buona pace di chi non parla inglese e vorrebbe almeno un filone tematico con un nome italiano, magari dedicato all'ecologia, o alle energie alternative, o ad altre tematiche "non selezionate". La cosa peggiore di tutto questo è che la stessa minestra di sempre, con una spolverata di partecipazione in più, viene spacciata come l'ultima frontiera del giornalismo dal basso. [carlo gubitosa] ______________________________________ Sicilia In Sicilia ci sono buoni e cattivi come dappertutto. Ci sono i ragazzi che fanno Addiopizzo, e ci sono i commercianti che il pizzo lo pagano felicemente: coi loro bravi politici di riferimento. Invitiamo alle manifestazioni tutt'e due? Facciamo finta di niente, o prendiamo atto che sotto la mafia la Sicilia è spaccata esattamente come l'Italia sotto il fascismo? Anche allora, il commerciante romano mica era "fascista": alle adunate ci andava malvolentieri, quando ci andava. Però gli conveniva che il negozietto ebreo, che gli faceva concorrenza, fosse tolto di mezzo. I ragazzi di Addiopizzo hanno tentato per due anni di seguito di convincere i commercianti palermitani a dire semplicemente "io sono contro il pizzo". Su circa diecimila commercianti, ne hanno convinto circa duecento. +++ Sono le lotte dei poveri (i senzacasa, le cooperative contadine di Libera siciliane e calabresi, ecc.) quelle che fanno più paura al sistema mafioso. Su esse bisogna puntare al massimo, generalizzarle, sostenerle, avere una politica di alleanze (dai "moderati" agli "estremisti", senza puzze al naso) basata su di esse; e sviluppare una battaglia di comunicazione (giornali, tv, internet) senza la quale nessuna battaglia può essere generalizzata. Licausi, Radio Aut e Pio La Torre non sono dei nomi storici, sono semplicemente le cose da fare ora. ______________________________________ Peppino Impastato Trent'anni fa veniva ucciso Peppino Impastato, che lottava contro la mafia nella Sicilia di allora. Allora i boss s'incontravano con gli esponenti del governo, la mafia stava nei grandi affari, i giornali tacevano e quelli come Peppino erano presentati come estremisti folli con chissà che idee strane in testa. Sono passati trent'anni: cos'è cambiato davvero? Come verrebbe accolto, se tornasse ora, Peppino? Spatola, Inzerillo e Badalamenti erano i tre esponenti autorevoli della mafia pre-corleonese. Dei tre, Badalamenti era quello che fece ammazzare Peppino e Spatola era quello che si incontrava - a quanto ha stabilito il processo di Palermo - con l'esponente politico Giulio Andreotti. Cos'era l'antimafia negli anni '70? Negli anni '50 era semplicemente un' invenzione dei comunisti per fomentare l'odio sociale. I Salvo erano governativi e stavano nelle istituzioni. Come anche Ciancimino e Salvo Lima. Furono ammazzati più compagni in Sicilia che dissidenti in Bulgaria, in quegli anni là. E, come in Bulgaria, la stampa ufficiale taceva. A metà dei Settanta, gli anni di Peppino, l'antimafia era una battaglia vetero di alcuni compagni fuorimoda, che non riuscivano a comprendere come il mondo fosse cambiato. Essi si dividevano fra communisti tozzi e antipatici, come Pio La Torre, ed estremisti esaltati, pericolosamente vicini al terrorismo, come Peppino. Gente da tenere a bada; gente che, ad ammazzarla, si poteva contare su un tot di solidarietà inconscia (non sempre inconscia) da parte del potere. E dei suoi media, naturalmente. Guardare i giornali siciliani, e quasi tutti quelli italiani, dopo l'eccidio di Portella; o dopo quello di Avola; o dopo la morte di Peppino. Peppino, essendo un compagno, ne sapeva di più. Sapeva che la mafia non è semplicemente illegalità, roba penale. E' soprattutto potere, comando dei ricchi sui poveri, regime. "Borghesia mafiosa", diceva Mario Mineo già negli anni '60.. Ci sono pochissimi film che abbiano giovato alla lotta alla mafia quanto i Cento Passi". Decine di ragazzi che hanno scoperto l'antimafia proprio da quel film. Dio benedica chi l'ha fatto. Però non è vero che alla fine la gente, commossa, si schierò quasi spontaneamente dalla parte buona. Al primo corteo dopo l'assassinio, nei giorni di quel tragico "La mafia uccide il silenzio pure", c'erano pochissimi compagni dietro lo striscione. La presa di coscienza fu lentissima; ci fu molto più a Palermo che in provincia e molto più in altri paesi che a Cinisi. A Cinisi, a tutt'oggi, la maggioranza della popolazione è ancora culturalmente mafiosa. La lotta per Peppino fu portata avanti da pochissime persone, senza le quali tutto sarebbe finito lì. Era appena finito il '77 e fra i militanti "rivoluzionari" era in corso il "ritorno al privato". Già prima di essere ucciso, Peppino era un emarginato, in mezzo a loro. Fu dopo la sua morte che ognuno fu obbligato a scegliere. Alcuni privatizzarono sempre più le loro vite; molta Forza Italia palermitana viene da lì. Altri, soli e perdenti, risposero all'appello. E' ingiusto non farne i nomi. Umberto Santino, allora, gestiva una piccola libreria di Palermo (la "Centofiori") e aveva dato vita a un centro di documentazione. La lotta per la verità su Peppino, e dunque sulla mafia, e dunque sul potere, nacque lì. E' un particolare rimosso, e non è un particolare minore. Fu - inaspettatamente - una lotta vincente, poichè ebbe la fortuna di trovare sulla sua strada un interlocutore come il giudice Chinnici (altro dimenticato, e per buone ragioni anche lui). E così nelle carte della repubblica Italiana i posteri troveranno scritto che un antimafioso fu ucciso da Badalamenti, che era amico di Spatola, che era - se non amico - almeno un interlocutore di Andreotti. +++ Cinisi, 9 maggio: manifestazione nazionale contro la mafia Info: Centro Impastato ______________________________________ Claudio Giusti < La città di Baltimora ha 600.000 abitanti e 300 omicidi all’anno. A New Orleans, con 300.000 abitanti, ne hanno 200. In Italia (60 milioni) facciamo dell’isteria per 593 omicidi nel 2007 > _______________________________________ Coro < Padron nostro che sei al governo sia massmedizzato il Tuo nome Fiat e Mediaset voluntas tua. Dacci oggi il nostro pane interinale rimetti a noi i nostri crimini come noi li rimettiamo ai nostri superiori e non c'indurre in tentazione di pensare ma liberaci da ogni legge e così sia > ______________________________________ Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente per liberarsene, basta scrivere a riccardoorioles@gmail.com -- Fa' girare. "A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava) ______________________________________ La "Catena di San Libero" è una e-zine gratuita, indipendente e senza fini di lucro. Viene inviata gratuitamente a chi ne fa richiesta. Per riceverla, o farla ricevere da amici, basta scrivere a: riccardoorioles@gmail.com. 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La "Repubblica" di Palermo, che è un giornale civile, democratico e "di sinistra" (molto più, comunque, della media dei giornali italiani), ha dato le due notizie come segue: - per i lavavetri mascalzoni: titolo corpo 48 a 5 colonne (apertura di pagina), occhiello corpo 24, foto, 93 righe di testo con sottotitolo di 5 righe; - per i rapinatori palermitani: titolo corpo 16 a una colonna (fra le "in breve"), 25 righe di testo. Ecco: sembra che ci sia una grande insicurezza percepita in questo paese, e per carità: ognuno ha il diritto di percepire quel che gli pare - persino a Palermo - e di regolarsi di conseguenza. Sarebbe meglio però se i giornali e le televisioni facessero gioco pulito, lasciandoci percepire in santa pace. quel che in effetti c'è e non quel che vogliono farci percepire loro. E non parliamo solo dei lavavetri: la percezione, per esempio, che la gente ha avuto della crisi di governo ("non si può lavorare con tutti questi sinistriradicali che fanno casino in continuazione") è stata per l'appunto una "percezione", e non una realtà. Il governo Prodi è stato un governo in cui le varie componenti criticavano fastidiosamente (come in tutti i governi di coalizione: ahimé, è la democrazia) ma poi votavano tranquillamente per come dovevano votare. Nell'unica occasione, non determinante, in cui un paio hanno votato contro sono stati immediatamente espulsi dai loro partiti (non sono stati giustiziati sommariamente: ma ahimé, anche questa è la democrazia). Il governo è poi caduto perché la sua componente di destra ha ritenuto di non riconoscervisi più e gli ha votato contro: e anche questa, tutto sommato, è democrazia. Se andate a rileggere i giornali - quasi tutti - su questo tema trovate una "percezione" ben diversa, sulla quale è stato - ideologicamente - costruito il "corriamo da soli" e tutto il resto. Io personalmente non ritengo vincente l'operazione che è stata fatta; ma il punto non è questo, è che un'operazione politica di così vasta portata - scioglimento dell'Ulivo, cambio radicale di politica, trasformazione di un partito di sinistra in un partito di centro - è stata portata avanti a colpi di "percezione" calata dall'alto, artificiale. Questo è essenzialmente il motivo per cui è difficile avere una grande opinione dei colleghi giornalisti, anche evitando di esprimerla nei coloriti termini che usa Grillo. Il quale, pessimo nella forma e nello stile, su questo tema ha assolutamente ragione nella sostanza. Quanto a me, ritengo che l'insicurezza della gente sia grande, ma che essa nasca principalmente dalla precarietà delle condizioni di vita (prezzi sempre più alti e lavoro sempre meno sicuro) che metà delle famiglie italiane sperimentano ormai di persona. La paura degli immigrati è una paura, per così dire, sostitutiva: basta farla "percepire" (e i mezzi non mancano) per far dimenticare la paura vera, quella che rischierebbe di essere molto scomoda sia per i padroni di destra che per quelli. per così dire, "di sinistra". Si è verificato altre volte ("La colpa dell'inflazione? Degli ebrei!") e di solito, prima della catastrofe finale, per qualche anno ha funzionato. ______________________________________ Roma/ 1 Casca il portiere dal terrazzo e muore. La gente - è ora di prendere l'autobus - scavalca il corpo sul marciapiede, cercando di non sporcarsi le scarpe. Siamo in via Nomentana, incredibilmente. Mancano pochi giorni alle elezioni. ______________________________________ Roma/ 2 E' rimasta neutrale, la comunità ebraica, fra Alemanno e Rutelli. Poche ore dopo la vittoria c'erano già i saluti romani in Campidoglio. Penso al dolore del vecchio Toaff, e alla cecità di coloro che pur l'avevano avuto per rabbino. ______________________________________ Meno male che ha vinto Bossi: "O andiamo al voto o c'è la rivoluzione. Troveremo le armi". ______________________________________ Cronaca nera Padano ubriaco uccide calciatore Vigevano Un automobilista che guidava con un tasso alcolico tre volte superiore al consentito ha investito e ucciso, la scorsa notte a Vigevano, un giovane di 26 anni, Alessandro Tornari, residente a Brallo di Pergola, nell'Oltrepo Pavese. La vittima aveva appena terminato un torneo di calcetto. Umbri violentano ragazzina Violentata e ripresa col telefonino dal branco: accaduto a Gubbio (Perugia) ad una ragazza iscritta al primo anno dell’Itis "Maria Letizia Cassata" che sarebbe stata costretta ad avere rapporti con tre compagni dello stesso istituto scolastico. Il caso è affidato al Tribunale per i Minori. Terrore sull'autobus col barese Autista arrestato per aver tentato uno stupro sul bus. La vittima è una ragazza georgiana convinta a sporgere denuncia dalla propria famiglia. Dopo le ore 20 la donna era salita sul bus per tornare a casa e aveva all'autista di avvisarla quando fossero arrivati nei paraggi. L'autista non solo non l'avvisa ma appena la donna resta sola sul mezzo raggiunge il capolinea in una zona isolata, chiude le portiere e pretende prestazioni sessuali. ______________________________________ Quale America Si dimetterà l'onorevole Veltroni? La colpa delle sconfitte è di Prodi ("la gente mi ha scambiato col suo governo"), di Rutelli ("ha fatto come Al Gore"), di tutti ma non sua. Benissimo: può avere anche ragione, ma anche in questo caso i politici occidentali, "right or wrong", si dimettono (Churchill aveva appena vinto la seconda guerra mondiale quando perse le sue elezioni: e si dimise all'istante). Da quale Occidente, da quale America viene il signor V.? Nato in una nomenklatura, cooptato e non eletto, egli a quanto pare continua ad avere la cultura profonda dell'apparatnik: le idee giuste prevarranno, poiché sono ideologicamente giuste; si tratta solo di tener duro. Ieri l'ideologia era filooperaia, ora è per gli imprenditori: ma sempre di ideologia si tratta, di qualcosa cioè che non si può mai mettere in discussione. Per questo è irresponsabile lasciarlo lì e più irresponsabile ancora sostenerlo "in nome del partito". Breznevismo puro. ______________________________________ Trattato di politica italiana in 24 volumi (sintesi) 1) Gran parte degli elettori fa l'operaio, o comunque il lavoratore dipendente; 2) Conviene cercare i voti di questa parte dell'elettorato e non della minoranza che fa l'imprenditore; 3) E' utile a questo scopo difendere prioritariamente gli interessi dei lavoratori dipendenti; 4) La politica si fa distribuendo volantini davanti alle fabbriche e organizzando cellule, sezioni, assemblee e comitati. Se c'è tempo, qualche volta, anche andando ai dibattiti in televisione; 5) Le proposizioni suddette non sono affatto fuori moda o superate. Sono semplicemente scomode, perché individualmente implicano fatica, impegno quotidiano e coerenza di vita. ______________________________________ San Francesco patrono d'Italia Purché non gli venga in mente di andarsene a fare il santo a New York o ad Assisi. ______________________________________ Il prezzo della dignità In Italia le Ong si mischiano spesso e volentieri a nani e ballerine, costruendo "Fabbriche del sorriso" televisive dove si fa credere alla gente che per cambiare il mondo in meglio la politica non serva a niente: molto meglio allentare il portafoglio con un bel messaggino solidale e poi via a consumare peggio di prima. Le molle di questo marketing sociale sono il senso di colpa, il dolore di fronte alle tragedie umane, i volti di bambini che per farci stare più tranquilli è meglio che muoiano di fame o per guerre quando saranno grandi e maggiorenni, così nessuno ne sarà responsabile. Una solidarietà/cerotto che abdica al suo ruolo politico, non punta alla rimozione delle cause e può andare a braccetto con qualunque palinsesto televisivo, a condizione che il dito si punti sulle disgrazie altrui e non sulle violenze che le provocano. Pecunia non olet, basta che i soldi arrivino e che la macchina della solidarietà continui a macinare una emergenza via l'altra. Ma altrove, e nemmeno troppo lontano da noi, c'è chi si ribella a questa cultura, e considera la dignità delle persone più importante del bilancio della propria associazione. Tra questi c'è il pediatra svizzero Beat Richner, membro della Fondazione Kantha Bopha, attiva in Cambogia con diversi ospedali per bambini. 91 mila dollari sono una cifra ghiotta per chi si occupa di queste cose, ma ciò nonostante Richner li ha restituiti alla signora Carla Bruni in Sarkozy, che aveva ottenuto quei soldi mettendo all'asta un suo nudo fotografico del '93. Il pediatra, che conosce quella terra da più di trent'anni, ha dato una lezione di dignità e rispetto delle altre culture spiegando che in Cambogia l'uso artistico del nudo non è compreso come in Occidente, e che ha rifiutato il denaro "per rispetto verso i miei pazienti e le loro madri". Secondo Richner per la gente della Cambogia "accettare denaro che viene dallo sfruttamento di corpi femminili sarebbe percepito come un insulto". Per raccogliere soldi da destinare agli ospedali, il dottor Richner preferisce il fai-da-te: va in giro a suonare Bach col violoncello, pubblica libri per bambini e organizza spettacoli e performance. [carlo gubitosa] Info: www.beat-richner.ch ______________________________________ Aprile in una città del sud L'uomo che parlava, un partigiano, era molto vecchio e la voce usciva piano dal microfono. Raccontava. La guerra, l'otto settembre, il re che scappa, i tedeschi, la montagna. Parlava lentamente, ma senza esitazioni, e si sentiva abbastanza bene perché, nella grande piazza, c'era un silenzio teso. A un certo punto ha cominciato a dire i nomi dei siciliani, di quelli che in quel momento ci avevano reso onore. Uno era un ufficiale dell'esercito, aveva scatenato la guerriglia e alla fine era diventato – lui, siciliano – il comandante di tutti i partigiani del Piemonte. Una era una maestrina, una ragazza, presa mentre portava i messaggi dei partigiani. Torturata, ammazzata: ma non ha parlato. Un altro un professore di liceo, morto nel lager ma mai arreso agli aguzzini. Il vecchio raccontava questi nomi - comandante Barbato, Graziella Ligresti, professor Salanitro - e la voce del vecchio, senza che lui lo volesse, si faceva più alta e più allegra. Allegra, sì: questi – diceva senza dirlo, mentre raccontava i dolori - questi siamo noi siciliani. Noi siamo quel che siamo, ci conosciamo benissimo, voi ed io; ma siamo anche capaci di tirar fuori dal nostro interno, quando l'orrore sembra invincibile, della gente così: il comandante, la maestrina, il professore. Gente che sa resistere, che sa morire se occorre, che alla fine vince. E questa serenità si spargeva per la piazza: non più una giornata d'orgoglio, un tener duro, ma una giornata felice, di buon cammino, di inizio di qualcosa. La sera, dei giovani hanno parlato di libera informazione. Anche nel resto d'Italia se n'è parlato, ai meeting di Beppe Grillo; ma qui eravamo in Sicilia, nell'isola degli otto giornalisti ammazzati, e dunque qui si volava ben più in alto. Non c'era bisogno di urlare forte, di gridare “vaffanculo”. Bastavano i nomi e le storie – anche queste resistenziali – per dire tutto ciò che c'era da dire e, anche qui, per indicare una strada. Lavorare insieme, fare informazione moderna e onesta, non mescolarsi mai coi padroni, costruire. “Non ci sarà mai una notte così lunga che alla fine non si veda il giorno” ha concluso il vecchio partigiano. E tutti hanno annuito convinti. E in realtà non servivano altre parole. E questo è stato il nostro venticinque aprile, in una città del sud che è Catania e in cui per il momento comandano ancora i padroni. Bookmark: www.ucuntu.info ______________________________________ Emigranti Berto Barbarani wrote: < Fulminadi da un fraco de tempesta, l'erba dei prè par 'na metà passìa, brusà le vigne da la malatia che no lassa i vilani mai de pèsta; ipotecado tuto quel che resta, col formento che val 'na carestia, ogni paese el g'à la so angonia e le fameie un pelagroso a testa! Crepà la vaca che dasea el formaio, morta la dona a partorir 'na fiola, protestà le cambiale dal notaio, una festa, seradi a l'ostaria, co un gran pugno batù sora la tola: "Porca Italia" i bastiema: "andemo via!" E i se conta in fra tuti.- In quanti sio? - Apena diese, che pol far strapasso; el resto done co i putini in brasso, el resto, veci e puteleti a drio. Ma a star quà, no se magna no, par dio, bisognarà pur farlo sto gran passo, se l'inverno el ne capita col giasso, pori nualtri, el ghe ne fa un desìo! - Drento l'Otobre, carghi de fagoti, dopo aver dito mal de tuti i siori, dopo aver fusilà tri quatro goti; co la testa sbarlota, imbriagada, i se dà du struconi in tra de lori, e tontonando i ciapa su la strada! > ______________________________________ Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente per liberarsene, basta scrivere a riccardoorioles@gmail.com -- Fa' girare. "A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava) ______________________________________ La "Catena di San Libero" è una e-zine gratuita, indipendente e senza fini di lucro. Viene inviata gratuitamente a chi ne fa richiesta. 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Mercoledì, 23 aprile 2008La Catena di San Libero - 23 aprile 2008 n. 360La mafia padana Va bene, che siamo soli s'è capito. Qua in Africa i pochi antimafiosi restiamo duri. Ne abbiamo viste di peggio, alla fine mica ci hanno ammazzato cento sindacalisti in tre anni come nel '48. E che ci possono fare? Ammazzarci un'altra decina di giudici, disoccuparci qualche altro milione di ragazzi, farci fare qualche altra decina d'anni di fame? Tutto qua? Ah ah, ci fate ridere, mafiosazzi. Ah come ridiamo (tu, Fabio, pancia in dentro e petto in fuori! Ridere! Più ridere ancora! E più diritto! Non diamogli soddisfazione, a quegli stronzi). L'unica cosa che chiediamo è: nei serial, d'ora in poi, mettiamoci anche qualche personaggio più aggiornato. Basta con quel "Beddamatri, e cche ffù?". Metteteci anche qualche "Ostia, ghe xe?" ogni tanto. "Sparaci, a 'stu curnutu"? Va bene, ma pure "E daghe co la mitrallia, neh". Insomma, il mafioso non è più solo siciliano (o nàpoli, o calabrese), oggigiorno: è anche di Vicenza o di Bergamo, cari amici padani, tanto palermitano quanto brianzolo. Metteteci un po' di faccia, di dialetto locale, di folklore. In fondo l'avete votato anche voi, il Mangano. O no? ______________________________________ Donne in carriera/ 1 L'albergatore italiano, in letteratura, è un omino ossequioso, che diventa straordinariamente servile dinanzi al milordo inglese: "Per di qua, Eccellenza! Se Vostra Signoria vuol favorire...". Angela Maraventano, ostessa di Lampedusa, non è da meno: "Oh come avete ragione voi della Lega!", "Un giorno o l'altro mi faccio bergamasca anch'io!". Più furba degli altri, la butta in politica: diventa la "pasionaria dell'isola" e finisce al Senato. "Lei sì che s'è sistemata" borbottano i vicini, invidiosi". ______________________________________ Donne in carriera/ 2 Perla Pavoncello è quella che doveva sposare, insieme ad alcuni milioni di altre italiane, il figlio di Berlusconi. Alla proposta, venuta nel bel mezzo d'una intervista "politica", non s'è scomposta affatto: "Io sono berlusconiana! Lo voterò lo stesso!". Ebrea, non s'è scomposta neanche all'idea di dover votare per il camerata Alemanno, con tanto di croce celtica al collo. Ha avuto qualche leggero turbamento solo quando nella faccenda ha rischiato di entrare anche Storace e per alcuni minuti s'è sentita a disagio all'idea di dover votare proprio un fascista in camicia nera. http://politica.excite.it/news/8069/La-precaria-Perla-Pavoncello-a-Berluscon ______________________________________ Repubblico Italiano Erano 188 (poche) e sono diventate 168 (pochissime) le donne nel parlamento italiano. Quelle di Berlusconi sono sommariamente elencate alla voce "Figa". Quelle dell'altro Vip alla voce "Prendiamole in giro" ______________________________________ Apocalipse now (ma dimissioni no) A Catania, per esempio, il Pd prende il quindici virgola cosa percento. In Sicilia candidati (e eletti) il figlio del segretario a est, la figlia del ministro a ovest. Non candidati gli antimafiosi, tranne Lumia prima escluso e poi rimesso. Candidature filtrate da Crisafulli, programma elaborato da Andò. Catastrofe - prevedibile - dappertutto. In America, in questi casi la gente si dimette. In Giappone, s'arrampica sul Fujiama e fa harakiri. In Sicilia per fortuna no, altrimenti sull'Etna non ci sarebbe più posto. (Sonia, con una lotta dura e coraggiosa, è riuscita a far fuori dalla Regione la Borsellino. Brava. Medaglia al valore. Chissà come saranno dispiaciuti i mafiosi). ______________________________________ Si può fare Calearo (il capolista di Veltroni in Veneto): "Se Berlusconi mi chiama per il governo ci vado subito. E perché no?". ______________________________________ La Cina è vicina Tibet. Ma quando mai. Gli imprenditori veneti, lombardi, emiliani, romani (dell'ex Italia insomma) continuano regolarmente a fare affari con la Cina, a delocalizzare le proprie aziende a Shangai e a farsi produrre gli articoli da schiavi cantonesi. Nell'ultimo mese, anzi, i contratti sono aumentati. ______________________________________ E Totti? Allo sceicco del Dubai, con tutta la Roma. ______________________________________ Non se ne parla più/ 1 Liechtenstein. I quattrocento superevasori fiscali italiani, politici, industriali, Vip, e qualche riciclatore di Cosa Nostra. Ne avete sentito parlare più? No, e nemmeno ne sentirete parlare in futuro. E dire che, a suo tempo, Sindona fu avvelenato in carcere per una storia quasi esattamente uguale a questa. ______________________________________ Non se ne parla più/ 2 Thyssen-Krupp. A chi andrà il processo, ai giudici di Torino o a qualcun altro più comprensivo? Resterà l'incriminazione per omicidio? I pensionati Thyssen saranno ancora obbligati a sottoscrivere la dichiarazione di "tutto regolare"? Quanti operai dovranno morire tutti in una volta per finire in prima pagina e non in cronaca ("Ancora un tragico incidente...."). L'altro ieri, di "incidenti", ce ne sono stati cinque in una giornata ma in cinque posti diversi: un trafiletto e via. ______________________________________ Kranz "Alè! Afere vinto! Forza padroni! A morte zindacato!" Il civile Montezemolo (ogni sei mesi Repubblica cerca timidamente di suggerirlo per candidato) s'arruola fra i vincitori, come Kranz tetesco di Cermania in Brancaleone. E i democratici? Zitti. ______________________________________ I figli degli elettori Palermo. Ballarò, scuola media Verga. Prof picchiati, vicepreside all'ospedale con la testa rotta. ______________________________________ "Non mi dimetto" Agrigento. Il ministero dell'Interno rende noti i risultati delle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Ravanusa (AG): - Anna Finocchiaro: 15, 5 per cento - Altri: 84,5 per cento. L'on. Finocchiaro, intervistata, ha dichiarato: "Non mi dimetto. E perché dovrei?". ______________________________________ Repubblica Secondo me, sta cominciando a spostarsi. Prima delle elezioni Repubblica andava in Sicilia a descrivere i ragionevoli riformisti di colaggiù, con citazioni letterarie (sbagliando un po': Lucio Piccolo autore del Gattopardo) e gastronomiche per abellire il tutto. Adesso, paginoni di D'Avanzo (e Turani) per descrivere il volto umano della Lega. "La nostra gente", "l'homo padanus" e compagnia bella; il maniscalco, rude ma buono, che inventa i ferri da cavallo d'alluminio, li vende in tutto il mondo, è leghista ma senza strafare ecc. Verranno poi "Vecchia Guardia", "Luciano Serra pilota" ecc. ______________________________________ Settant'anni fa Avevano appena fatto le leggi razziali. Allora toccava a zingari, ebrei e omosessuali. Gli ebrei, in settant'anni, dagli italiani hanno ottenuto un "poveretti". Gli omosessuali, legnate (l'altro giorno manganelli e "viva il duce" al Mario Mieli); gli zingari, "derattizzare" alla padana. Lasciando perdere i comunisti (estinti da Veltroni), gl'intellettuali, i miscredenti, le femmine che si sentono chissà cosa. ______________________________________ Il potere che hai anche tu Ora che la sinistra è diventata extraparlamentare, il nostro paese non vive un problema solo politico, ma anche e soprattutto culturale e mediatico. Come faremo a incontrare tutte le idee escluse dalla logica perversa della "par condicio", che stabilisce parità di condizioni tra i partiti, e solo tra quelli più grossi, ma non tra le idee? Come faremo a dare respiro alle idee che muovono pacifisti, comunisti votati alla nonviolenza,anarchici libertari, gay e lesbiche che rivendicano i loro diritti civili, chiese diverse da quella cattolica, scienziati, tecnici ed economisti non fagocitati dal pensiero unico e non rappresentati in parlamento e sui media? Chi sarà portatore di messaggi non sponsorizzati, che nascono dall'uso della ragione e non dalle logiche del mercato e della propaganda? Ad essere tenuto sotto sequestro non è solo il parlamento: nelle mani del Veltrusconismo oggi c'è anche la cultura e la vita intellettuale del Paese. Come faranno gli adolescenti a incontrare il messaggio rivoluzionario e nonviolento di Danilo Dolci o di Gandhi quando sarà molto più semplice guardare sulle reti Mediaset film prodotti dalla Medusa e basati su libri pubblicati da Mondadori, in una perversa sinergia comunicativa che fa capo al Presidente del Consiglio? I rimasugli degli spazi mediatici verranno riempiti dalla retorica del PD, che difficilmente potrà rappresentare posizioni diverse da quelle della propria dirigenza. L'unica via d'uscita rimane la resistenza culturale, praticata individualmente e in piccoli gruppi lontano dai media di massa, nel rifiuto ostinato di cedere all'abbrutimento dell'ignoranza che genera leggi mostruose come quella che ha partorito il nuovo Parlamento Italiano. Cambiare la cultura è anche resistere al senso di impotenza, alla retorica del palazzo che vuol farci credere che il governo in carica è l'unico soggetto in grado di incidere sulla realtà, e che nel nostro paese 239 deputati e 130 senatori non contano più nulla solo perché sono "dall'altra parte", e men che meno contano i cittadini che la pensano in maniera diversa dal governo. Nel nostro paese sempre assetato di salire sul carro dei vincitori, in guerra come nelle elezioni, l'unica forza capace di fermare questo carro è il potere della comunicazione nonviolenta. Quando si è manifestato sui balconi con le bandiere arcobaleno, o per le strade di Scanzano Jonico, la politica non è più stata la stessa. L'unico problema è che questo potere non permette delega, ma va esercitato da tutti e quotidianamente. Ma questa può rivelarsi anche una grande opportunità. [carlo gubitosa] ______________________________________ > Nadia Furnari < Sconforto, delusione, depressione... niente di tutto questo. Siamo un popolo che lotta da sempre e anche questa volta noi, minoranza storica, dobbiamo avere il coraggio di dire che non si poteva vincere con i vari Crisafulli o con la figlia di Cardinale. Dobbiamo avere il coraggio di dire che Veltroni quando ha parlato di lotta alla mafia non era credibile. Noi siciliani sappiamo il perché. "We Can"... americanate di bassa lega che non toccano i bisogni della gente. In Sicilia c'è chi sa intercettare il bisogno della gente e lo trasforma in consensi liberi; come Fabrizio Ferrandelli che a Palermo, a soli 27 anni, prende più di 4000 voti di preferenza. Ma lui lavora tra gente, ha fondato un asilo, ha saputo lottare con i senza casa.... mentre i dirigenti di partito raschiano il fondo del consenso limitandosi alle cordate e alla disciplina. Domani è sicuramente un altro giorno. Come antidepressivo consigliamo vivamente di tornare tra la gente perché in questa terra dobbiamo liberare tanti cittadini schiavi del bisogno. Siamo sicuri che la gente alla schiavitù preferisce la libertà... è nostro preciso dovere non arrenderci perché forti della nostra storia e delle nostre idee... perché come diceva Pippo Fava: "Se non si ha il coraggio di lottare che senso ha vivere?". ______________________________________ > eliocamilleri@libero.it wrote:: CONTRO IL PIZZO, CONTRO L'USURA LOTTA DURA SENZA PAURA > ______________________________________ - Un'occhiata a: www.ucuntu.info ______________________________________ I dimenticati Armando wrote: < Io sono sempre vicino a voi. Dopo tante vitacce, in montagna, dover morir così... Ma in Paradiso sarò vicino a mio fratello, con la nonna, e pregherò per tutti voi. Viva l'Italia! Viva gli Alpini! > --- Aldo wrote: < Grazie a quanti hanno gentilmente alleviato, con preghiere e con altro la mia prigionia e la mia morte. Il povero Don Aldo Mei, indegno Parroco di Fiano > --- Bruno wrote: < Quando finirà questa maledetta guerra che tanti lutti ha portato in tutto il mondo... > --- Roberto wrote: < Parenti cari consolatevi, muoio per una grande idea di giustizia... Il Comunismo!! > --- Vito wrote: < E per lutto porta un garofano rosso > --- Renzo wrote: < Perdonate se ho anteposto la Patria a voi. Ricordatevi sempre di un figlio che vi chiede perdono per tutte le stupidaggini che può aver compiuto, ma che vi ha sempre voluto bene > --- Mirko wrote: < Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà > ______________________________________ Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente per liberarsene, basta scrivere a riccardoorioles@gmail.com -- Fa' girare. "A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava) ______________________________________ La "Catena di San Libero" è una e-zine gratuita, indipendente e senza fini di lucro. Viene inviata gratuitamente a chi ne fa richiesta. Per riceverla, o farla ricevere da amici, basta scrivere a: riccardoorioles@gmail.com La "Catena" non ha collegamenti di alcun genere con partiti, lobby, gruppi di pressione o altro. Esce dal 1999. L'autore è un giornalista professionista indipendente. Puoi riprenderla su web, mail, volantini, giornali ecc, purché non a fini di lucro. Puoi forwardarla ai tuoi amici. Se hai un sito o un blog puoi montarci la "Catena" e i successivi aggiornamenti. 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Martedì, 15 aprile 2008La Catena di San Libero - 15 aprile 2008 n. 359Promemoria In sostanza, dopo la tivvù, l'acqua, i telefoni e un po' di altre cose, hanno privatizzato la politica. Puoi votare Coca-cola e questo è facile, basta votare per l'uomo più ricco del regno sperando che qualche soldino rotoli fino a te. O puoi votare Pepsi, e qui devi perdere un po' più di tempo a leggere i giornali. Comunque per uno dei due. Alla fine ha vinto Berlusconi ma ha vinto - a modo suo - pure Veltroni. Abbiamo perso Peppone, Don Camillo, ed io. La politica è una cosa troppo importante per lasciarla fare alla gente comune, è l'idea di ora. Possiamo applaudire i politici, gridare viva e abbasso, ma far politica noi poveracci è cosa ormai d'altri tempi, come il maestro Manzi o l'idrolitina. Veltroni non solo non si dimette, ma è anzi commosso; Berlusconi non solo non finirà in galera, ma ci manderà giudici e carabinieri. E va bene. Adesso spariamo un po' sulla croce rossa. Veltroni. Andare a una lotta per un premio di maggioranza proclamando per prima cosa "corro da solo" significa istantaneamente trasmettere il messaggio "cerchiamo di perdere le elezioni, e in compenso sbarazziamoci di Prodi, di D'Alema, dei cortei, dei sindacati e di tutte quelle noiose faccende che c'impediscono di fare i Grandi Leader senza dar conto a nessuno". Confusione e basta. Ora non c'è più confusione, c'è Dell'Utri, c'è Caldiroli, pazienza, in compenso nel nostro feudo finalmente comanda uno solo. Come in Russia, dove Putin del comunismo s'è tenuto il potere assoluto e la disciplina, e ha buttato alle ortiche tutto il resto. (Una campagna cominciata con un "Vinceremo come i Giants di Chicago" e finita con un "Pronto Duce? Mi congratulo per la sua vittoria! Come fa Al Gore!"). Bertinotti. Si poteva fare una sinistra decente. Con Vendola, con Zanotelli, comunque non con un segretario di partito. S'è fatta una sinistra di notabili, col capo del partito A, il vicecapo del B, ecc. Tutankamon in rappresentanza di Egitto Alternativo, Hammurabi per la Sinistra Babilonese, ecc. "Mi dimetto" è una risposta da otto settembre. Il problema non era attacccarsi o meno alla falcemartello (la coperta di Linus). Era se fare una sinistra di giovani, con tutti i particolari antipatici che ciò comporta, o mantenersi attaccati alle piccole poltrone foderate di rosso. Beppe Grillo. Tanto utile prima, quanto coglione poi. "Non si vota! Astensione!" e un minuto dopo "Vota Puro-e-Duro! La lista della rivoluzione!" (questo in Sicilia) è esattamente quel che faceva, temporibus illis, Servire il Popolo. E' andata com'è andata. Di Pietro. Non mi ha nemmeno telefonato per dirmi che non è d'accordo col suo collega di schieramento Salvo Andò, quello che ha messo in programma "basta coi professionisti dell'antimafia" (cioè, filologicamente, con Paolo Borsellino). Orlando, per prima cosa, ha detto che "perlomeno ci siamo sbarazzati della sinistra". Anche i migliori peggiorano, con le cattive compagnie. Dalla Chiesa. Non ha preso neppure un voto. Più che altro perché non l'hanno neanche candidato. I voti, a Milano, li doveva portare il figlio di Colaninno. Napoleonico. Finocchiaro. Era la Segolene italiana, era la futura presidente del consiglio donna, era qua, era là. Ora è semplicemente il politico più catastrofico dell'intera storia politica della Sicilia. Che avrebbe straperso si sapeva già, visto che non aveva mai vinto un'elezione. E allora perché l'hanno presentata (non ci voleva un genio per capire che la Borsellino avrebbe preso più voti)? Perché l'ha ordinato Veltroni, alla faccia della democrazia. E noi antimafiosi non siamo stati nemmeno capaci (ognuno per sè e Dio per tutti) di tenerla lontana da un'elezione in cui ci si giocava dieci anni di Sicilia. Bossi. E' riuscito a far digerire ai lombardi la perdita delle fabbriche, che ora sono in Cina. Bravo. Come Goebbels, quando riuscì a persuadere gli operai di Berlino che la colpa dell'inflazione era degli ebrei. Fini. Fini chi? Prodi. Per ironia della storia, l'unico a far vincere (per due volte) la sinistra è stato un democristiano. E - ironia esagerata - per due volte è stato accoltellato alle spalle da un ex "comunista". Cipputi. Il popolo di sinistra. Il meglio dell'Italia, quel che una volta ne faceva un paese civile. Ha votato disciplinatamente come gli hanno detto i capi. I capi via via erano Stalin, Togliatti, Berlinguer, Occhetto, D'Alema, Arlecchino. Hanno obbedito a tutti, con eroica disciplina. Forse sarebbe stato meglio obbedire di meno e ragionare di più. Noialtri. Non siamo stati all'altezza. Neppure i socialisti lo erano stati, quando salì Mussolini. Erano convinti che si trattasse ancora di destra e sinistra, che Benito fosse solo un sabaudo più cattivo degli altri. Non era così. Ci vollero proprio i giovani per capirlo (Gobetti, Gramsci e compagnia) e anche stavolta le carte della sinistra sono in mano all'ultima generazione. Ai vecchi il compito, essenzialmente e per chi ce la fa, di non tradire. I partiti che butteranno giù Berlusconi non hanno ancora neanche un nome. Eppure in un certo senso stanno già nascendo, e proprio ora. ______________________________________ Come mai Ma come mai Zapatero, invece, ha vinto? ______________________________________ Documenti < Io Romano, fig.lo del quondam Mario Prodi di Bologna, dell'età mia d'anni 68, constituto personalmente in giudizio, e inginocchiato avanti di voi Emin.mi e Rev.mi Cardinali, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l'aiuto di Dio crederò per l'avvenire, tutto quello che tiene, predica e insegna la Ss.ma Cattolica e Apostolica Chiesa. Ma da questo Santo Offizio, per aver tenuto, difeso e insegnate in voce e in scritto, la falsa dottrina che i cittadini siano eguali fra loro, sono stato giudicato veementemente sospetto d'eresia. Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostre e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospizione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori e eresie, e generalmente ogni e qualunque altro errore, e eresia e setta contraria alla S.ta Chiesa; e giuro che per l'avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simile sospizione; ma se conoscerò alcun eretico o che sia sospetto d'eresia lo denonzierò a questo S. Offizio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò. Giuro anco e prometto d'adempire e osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S. Offizo imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e altre constituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate. Io Romano Prodi sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; e in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiurazione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 15 aprile 2008. > ______________________________________ Web e politica La nuova politica passa dal web. In questo clima mediatico avvelenato da una campagna elettorale sempre più simile al tifofa bene al cuore scoprire che c'è ancora qualcuno che vive la comunicazione politica come uno strumento di cambiamento e non di propaganda. Tra questi c'è Lucia, una ragazza appassionata di tecnologie e candidata alla circoscrizione Castellamare per le elezioni amministrative di Pescara, che mi ha scritto per segnalarmi il suo sito web. Non ho neppure guardato qual è il suo partito: quando si tratta di comunicazione, le coordinate che contano sono quelle alto/basso e non destra/sinistra. A partire dallo slogan "Fà Volare le tue idee", molto più bello ed efficace di quello costruito dagli spin doctor del PD, il sito di Lucia è lo specchio di una generazione che non affida più al tecnico di turno la comunicazione online, ma la usa intenzionalmente e in prima persona. Basta guardare i blog ammuffiti della vecchia politica per capire la differenza tra chi usa la rete come strumento di azione diretta e chi non riesce ad andare oltre l'idea di una vetrina con "cyber-santini" che sostituiscono le vecchie immaginette col faccione. Sono andato sul sito di Barack Obama per vedere un video, e ho cominciato a ricevere via email richieste di contributi economici alla sua campagna elettorale; ho provato a scrivere a Veltroni per alcune domande sulle sue politiche di pace, ma sul sito del PD non c'è traccia di un indirizzo diretto, e anche dopo averlo ottenuto per altre vie la risposta non è mai arrivata. Il sito di Lucia, invece, è nato attorno all'idea di una festa dell'integrazione dove far giocare assieme bambini e migranti, contiene informazioni utili e spendibili da chiunque, indipendentemente dall'orientamento politico, e fa riflettere sul fatto che per realizzare pienamente il potenziale di cambiamento che ora ci fanno intravedere le nuove tecnologie sarà necessario aspettare che la nostra gerontocrazia decida di farsi finalmente da parte. Basta allungare lo sguardo un pò più in là per scoprire che la rete è piena di ragazzi che possono spremere il web a costi quasi nulli per ottenere nel mondo reale risultati superiori a quelli dei partiti, ancora inchiodati sulla trasmissione verticale in un'era di comunicazione orizzontale. [carlo gubitosa] Bookmark: http://www.luciazappacosta.it/ ______________________________________ Paola Favaretti Buongiorno sign. O., vivo a Auckland ( New Zealand) e sono molto interessata a leggere giudizi e opinioni su quello che accade in Italia e quello che si pensa in Italia. Sono nata nel Veneto ma vivo all'estero da piú di 25 anni. Essendo partita dall'Italia all'inizio del '79, per lunghi anni ho continuato a ricordare l'Italia come io l'avevo vissuta nella mia abbastanza tranquilla esistenza. All'universitá ci si preoccupava degli estremismi di quegli anni ma non si parlava assolutamente del tema mafia. Per me era un fenomeno probabilmente estinto o di relativa poca importanza e soprattutto locale , laggiú al sud. Naturalmente ho imparato , durante gli ultimi 30 anni come eravamo , o meglio ero, totalmente inconsapevole di una realtá globale. Tra le mie letture via internet ho trovato il sito san libero e la sua offerta di mandare l'e-magazine su richiesta della persona interessata. Io sono genuinamente interessata a capire meglio il mio paese e la sua gente. Non ho nostalgie, né rimpianti. Ma credo di avere una mente aperta, curiosa e analitica. Voglio sapere di piú per capire di piú. La saluto. _______________________________________ Nicola C. wrote: < Per quel che mi riguarda forse la verità è che dopo 10 anni di peregrinazione su e giù per l’Italia ho maturato la convinzione in fin dei conti la Sicilia è il posto più moderno e più trendy del mondo e che vivere in Sicilia, oggi, significa essere 200 anni più avanti degli altri, significa vivere ciò che il resto dell’Europa vivrà fra due secoli: l’esplosione e la decadenza della nostra civiltà. Vivere in Sicilia, quindi, significa essere dei privilegiati perché essa è il luogo più all’avanguardia che c’è e questo è il motivo che mi spinge a voler ritornare nella terra che fu di Archimede: voglio nuovamente godere dello status di privilegiato > * Caro Nicola, in Sicilia vivono persone normali, insieme a una minoranza di persone "non normali" che sono assolutamente disponibii a vendere il proprio voto. Questo non si verifica a Bologna o a Torino. Si verifica invece a Palermo. Dove peraltro è una tradizione abbastanza antica, generata - negli anni 50, come in altre città del Sud - essenzialmente dalla miseria. Oggi però molti di coloro che vendono il proprio voto a Palermo non versano affatto in stato d'indigenza (automobili, satellitari, ecc.) ma sono semplicemente deprivati culturalmente; non percepiscono di avere dei diritti, nè dei doveri, nei confronti della collettività. Sono dunque tecnicamente "incivili" ("non-cives"). Questa inciviltà, che non ha più giustificazioni sociologiche, va contrastata. I palermitani sono cittadini di una delle più importanti città d'Europa, non minorenni da trattare con paternalistica condiscendenza. Chi viene sorpreso a vendere il proprio voto dev'essere dunque esemplarmente punito, come per un delitto grave. E le elezioni, finché dura questa situazione, debbono essere condotte sotto controllo internazionale, esattamente come in certi paesi del Terzo Mondo. ______________________________________ Patrizia Santoro, Palermo, wrote (al Giornale di Sicilia il 14 aprile 1985, ma è ancora attuale): < Sono una onesta cittadina che paga regolarmente le tasse e lavora otto ore al giorno. Vorrei essere aiutata a risolvere il mio problema che, credo, sia quello di tutti gli abitanti della medesima via. Regolarmente tutti i giorni (non c’è sabato e domenica che tenga), al mattino, durante l’ora di pranzo, nel primissimo pomeriggio e la sera (senza limiti di orario) vengo letteralmente “assillata” da continue e assordanti sirene di auto della polizia che scortano i vari giudici. Ora io domando: è mai possibile che non si possa, eventualmente, riposare un poco nell’intervallo del lavoro o, quantomeno, seguire un programma televisivo in pace, dato che, pure con le finestre chiuse, il rumore delle sirene è molto forte? Mi rivolgo al giornale, per chiedere perché non si costruiscono per questi "egregi signori" delle villette alla periferia della città, in modo tale che, da una parte sia tutelata la tranquillità di noi cittadini-lavoratori, dall’altra, soprattutto, l’incolumità di noi tutti che, nel caso di un attentato, siamo regolarmente coinvolti senza ragione (vedi strage Chinnici). Non mi si venga a dire di cambiare appartamento (e quindi via), perché credo che sia un sacrosanto diritto di ogni cittadino abitare dove meglio crede, senza, però, doverne subire conseguenze facilmente evitabili > ______________________________________ Novità Dai un'occhiata qua: http:// www.ucuntu.info ______________________________________ + Antonella Consoli wrote: NEL PAESE DOVE C'ERA UNA VOLTA < Nel paese dove c'era una volta son scomparse le foglie ma non è inverno > ______________________________________ Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente per liberarsene, basta scrivere a riccardoorioles@gmail.com -- Fa' girare. "A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava) ______________________________________ La "Catena di San Libero" è una e-zine gratuita, indipendente e senza fini di lucro. Viene inviata gratuitamente a chi ne fa richiesta. 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Giovedì, 10 aprile 2008La Catena di San Libero - 10 aprile 2008 n. 358E' molto tempo che non ci sentiamo, ma questa è una settimana importante. E' il momento in cui, dopo quasi vent'anni di Weimar, cambia il regime. Vent'anni fa l'Italia esisteva ancora e non solo come espressione geografica, era un paese occidentale retto a democrazia parlamentare; era politicamente diviso fra una sinistra ancora in qualche modo espressione dei lavoratori e un centro democratico-moderato. Era un paese pacifico, che non faceva guerre da cinquant'anni. Aveva una magistratura libera, un inno nazionale, una bandiera. Vi erano sfruttatori, ma non col potere assoluto; politici corrotti molti, ma onnipotente nessuno. I giovani, a un certo punto, cessavano di essere ragazzi e diventavano uomini con dei diritti riconosciuti. Le donne erano pari agli uomini, e questo era ormai senso comune. Nessuno faceva guerre di religione. Religione civile, comune a tutti, era la Liberazione condotta insieme, monarchici e marxisti, operai e ufficiali, contro il nazismo. Milano era Italia, Italia era Napoli, italiani erano i rossi e italiani i neri. Alcuni dei migliori politici - i Moro, i Pertini, i Berlinguer - erano anche, per avventura, i più popolari. Nessuno di loro, oggi, troverebbe posto in una qualsiasi lista elettorale; nè se ne parla più. Questa era la mia vecchia Repubblica e mi sembra giusto renderle fedelmente omaggio, ora che non c'è più. Nello stesso paese, vent'anni dopo, dei due unici capipartito autorizzati uno fa il pubblico elogio dei mafiosi ("Mangano? E' un eroe") e l'altro, in Sicilia, fa scrivere il programma elettorale a un Salvo Andò ("Basta coi professionisti dell'antimafia"). Uno vuol cancellare la Resistenza dai libri di scuola, l'altro s'era dimenticato di includerla nel progrmma del suo partito. Certo: non sono la stessa cosa. C'è sempre differenza fra gli Hitler e gli Hindenburg; non si resta neutrali. Ma i valori terribili, disumani, che ora minacciano di farsi nuovamente regime, non sono stati contrastati e amzi spesso ne ha subito il fascino anche chi doveva morirgli contro. Così, eccoci qua. Senza far finta di niente cercando impossibili neutralità - si vota, senza se e senza ma, contro Berlusconi - ma senza nulla rimuovere e senza perdonare niente. Votare ora, contestare domani: non saranno i notabili "democratici" a riportare la democrazia in Italia, sarà la generazione che cresce ora. Per essa, faticosamente, cerchiamo di riprendere la penna in mano. ______________________________________ Per chi vota Mirta Sibiu? Mah, non vota. Primo perché forse nemmeno sa che ci sono le elezioni. E poi perché, essendo zingara, non può votare. Mirta (il nome non è questo, se pure ha un nome) è quella donna che, cinque mesi fa, permise di arrestare l'uomo che aveva appena violato e ucciso un'altra donna a Tor di Quinto. C'era buio nella zona (i lampioni non funzionavano) e neanche un poliziotto, o un cittadino coraggioso, in giro. Lei si buttò alla disperata davanti a un bus che passava, agitando le braccia e urlando. Qualcuno chiamò il 113 col telefonino. Lei continuava a gridare di fare presto, sennò quello scappava. "Quello" era un rumeno, come lei. Si scatenò il pogrom contro i rumeni. Alcuni furono sprangati per la strada, altri espulsi. La foto mostra una donna anziana, con un sacchetto di plastica in mano, mentre viene spinta da un militare su per un fosso. "Schnell, schnell!": abbattono tutte le baracche del campo, e anche la sua. I fasci organizzano ronde, i sindaci proclamano che basta coi rumeni; quello di Roma, che proprio in quei giorni sta fondando un suo partito, non è il meno deciso. A Treviso i bambini rumeni vengono aggrediti dai compagnucci ariani, a scuola. A Roma scoppia una bomba in un negozio di rumeni, un frutta-e-verdura. Dura due settimane, poi tutto torna - non è il trentasei, ci mancherebbe - nella normalità. Mirta, con la normalità, non ci ha molto a che fare. Forse le avranno messo un paio di carte da cento in mano, prima di mandarla via. Forse la sua baracca non l'hanno abbattuta. Non l'hanno invitata ai dibattiti, questo è certo. Nè il presidente Napolitano le ha dato una medaglia al Quirinale, davanti ai corazzieri schierati. Zingara. Una buona zingara, questo sì. Ma sempre zingara resta. --- Nella normalità italiana la violenza è ormai di casa, e così la paura. La violenza (quantomeno culturale) è il principale mezzo di ascesa sociale, di conquista di status o comunque di autoidentificazione. La paura non è più semplicemente la paura fisica, occasionale, ma un'ideologia alimentata, con campagne mirate, sul modello della società di massa degli anni '30. Il consenso politico si costruisce ormai prevalentemente sulla paura. La gratificazione individuale su questa o quella piccola violazione di regole comuni. Qualche tempo fa il sindaco di una grande città italiana ha deciso di escludere i bambini non registrati ("clandestini") dagli asili. La decisione era illegale, e alla fine è stata ritirata. Un giornale locale, nel frattempo, ha sondato i lettori. "Via i bimbi non regolari: hanno fatto bene?". La risposta è stata, due lettori su tre: sì, hanno fatto bene, è proprio giusto così, noi non abbiamo nessuna pietà umana per i bambini. Ecco, il cuore della crisi è questo. E' una crisi etica, cioè profondamente materiale. Weimar non è crollata per colpa del Reichmark, per quanto l'inflazione non fosse certo un problema da poco. E' crollata perché a un certo punto s'è fatta strada la convinzione che quello con gli occhi neri non è un tedesco, e forse neanche un uomo, ma un'altra cosa. Che ci si può salvare sacrificandolo. Che non si è più una nazione caratterizzata da storie comuni, pensieri, dolori vissuti insieme ma una tribù caratterizzata da questo o quel tatuaggio o sciamano o colore dei capelli. --- In Sicilia i partiti politici sono due, la mafia e l'antimafia. Ciascuno di essi comprende circa un quarto della popolazione, il resto ondeggia. Ma il partito dell'antimafia, in queste elezioni, non esiste. Ciascuno dei suoi notabili, persino dei più coraggiosi, in un momento o nell'altro ha deciso di correre da solo. Non s'è stata la lista Borsellino-Crocetta-Lumia-Fava e nemmeno - come due anni fa - la bandiera Borsellino. Ognuno (appoggiato a una forza esterna) per sè, e Dio per tutti. Il partito della mafia invece è rimasto unito. Eppure sarebbe stato esattamente il momento di farlo, il fronte antimafioso: la gente s'era pur mossa, a Palermo, contro Cuffaro; e già una breccia era aperta nel fronte avverso, coi giovani di destra schierati per la prima volta contro Cuffaro. Nessuno ha voluto cogliere l'occasione. S'è preferito "far politica" nel senso più perdente della parola. Due anni fa l'antimafia portò al centrosinistra un aumento di circa l'otto per cento, dopo una campagna allegra ed entusiasta (con molti giovani, fra cui quelli del Rita Express, stupidamente trascurati dopo). Non credo che ciò si ripeterà ora. Non in una situazione in si candidano i Crisafulli e si buttano fuori i Dalla Chiesa. L'antimafia è una cosa seria, è un programma politico e non una dichiarazione di buoni sentimenti. Se si rinuncia - come si è fatto - a questo programma non solo si perde ma si perde male. --- Che fare? Conosco compagni che voteranno per Veltroni "turandosi il naso" per pura e semplice paura del fascismo - non a torto, viste le posizioni ormai apertamente fasciste di Berlusconi. E conosco gente anziana, compagni niente estremisti, che dicono di non voler votare perché "se quello vuol correre da solo e buttare via il premio di maggioranza vuol dire che per lui l'importante è fottere la sinistra e non battere Berlusconi". Io concordo con l'analisi, ma non con le conclusioni. Votare bisogna lo stesso, quantomeno per dignità. Votare per Veltroni nella speranza che superi da solo Berlusconi. Votare Arcobaleno nella speranza (non facile) che oltre a sopravvivere la sinistra riesca finalmente a uscire dalla cripta in cui s'è rinchiusa. Votare Beppe Grillo (in Sicilia c'è) nonostante l'inaffidabilità della candidata che nel suo comune ha già regalato - per egocentrismo - la vittoria ai mafiosi. Votare Di Pietro, nella speranza che stavolta i suoi eletti non passino il giorno dopo con Berlusconi. Votare i socialisti, sperando che finalmente abbiano imparato a distinguere fra Proudhon e Arsenio Lupin. Votare sinistra critica, alla peggio, sempre meglio di scheda bianca. Nessuno di questi voti è tecnicamente molto utile, nessuno ha più di tanto a che fare con la politica fondamentale della Sicilia, che è l'antimafia. Ma sono altrettanti modi di dire "io ci sono, non abbandono la lotta solo perché i miei generali hanno tradito". --- E cosa diciamo ai giovani? Sembrerebbe la cosa più difficile ma in realtà è molto semplice: continuiamo a fare il nostro dovere. Il lavoro nei quartieri, i giornali, l'organizazione, i siti, tutta la piccola rete che insieme facciamo crescere ogni giorno, questo non dev'essere neanche per un istante rallentato. "Voi avete rovinato l'Italia, noi la la ricostruiremo". Queste parole furono dette, molti anni fa, in una situazione ancora più difficile dell'attuale. Anche allora la sinistra, fra rinnegamenti e arroganza, si squagliava e la destra sembrava invincibile e destinata all'avvenire. Ma alla fine, con fatica e costanza, si è ricostruito. Ciascuna delle piccole cose che facciamo oggi serve a questo. Non sono battaglie simboliche, di retroguardia, per dire "facciamo qualcosa". Sono esattamente i tasselli da cui, fra molti o pochi anni, sarà alla fine composta la sinistra nuova. Non estraniamoci dalle elezioni, ma con la consapevolezza che il lavoro da fare è soprattutto dopo. E che in questo lavoro saremo soli perché i vecchi, anche quelli che non avranno tradito, difficilmente avranno la forza di rimettersi in piedi. Ci sarà confusione, con gli oligarchi che proclameranno di essere loro l'unica speranza rimasta e i delinquenti che grideranno al popolo "libertà! viva la cuccagna!". Ma voi non vi lascerete confondere, continuerete ad essere umani, fedeli alla concretezza delle piccole cose. Il giorno dopo le elezioni, comunque vadano, comincia l'esame di cittadini - e di uomini - per questa generazione. ______________________________________ Prodi. Il 21 febbraio s'è riunita la commissione per la verifica degli eletti al Senato. In discussione ci sono nove ricorsi contro altrettanti senatori di destra; si ritiene unanimemente che ne verranno accolti quattro, presentati da socialisti e radicali. Ago della bilancia quindi diventeranno Pannella e Boselli e non più Mastella. Inopinatamente, però, i commissari del Partito democratico votano insieme con quelli del Polo della Libertà e tutti i nove ricorsi vengono respinti. Da quel momento Mastella diventa arbitro della situazione. L'indomani fa cadere il governo. Si apre una campagna elettorale di difficile interpretazione, in cui l'unico dato certo è che il Pd e Berlusconi assorbono o emarginano, nelle rispettive aree, tutti gli alleati. In sostanza democratici e forzisti hanno deciso insieme di dare i pieni poteri a Mastella sulla sopravvivenza del governo Prodi. E così è terminata l'unica esperienza vincente di coalizione progressista in Italia. L'Ulivo cancellato dalla memoria, Prodi buttato fuori dalla politica, l'allegra compagnia marcia avanti: "Vinceremo!". ______________________________________ Feudatari. Chi ha detto che il medioevo è finito? Ancora oggi privilegi, titoli nobiliari e feudi televisivi fanno la differenza tra plebei e nobili come Sveva Fede, figlia del più noto Emilio, che si è considerata al di sopra del codice della strada. Forse non ha tutti i torti, visto che anche il suo babbo continua a trasmettere senza assegnazione di frequenza, facendo marameo alla legge che in teoria lo avrebbe spedito sul satellite già dal 1997, e alle emittenti che hanno avuto in concessione le frequenze che lui occupa abusivamente come uno squatter dell'etere. Se fossi figlio di Fede, anch'io sarei tentato di fare un po' il cavolo che mi pare, considerando l'Italia come una enorme casa delle libertà a mia disposizione. Una tentazione simile l'avrà avuta sicuramente anche Sveva, che il 15 marzo, stando a quanto riportato sul "Gazzettino" di Belluno, è stata fermata dai vigili urbani a Cortina "per aver imboccato un senso vietato alla guida di un veicolo non sottoposto a revisione, e per giunta con un bambino piccolo sul sedile posteriore senza le protezioni". Secondo le note di cronaca Sveva avrebbe reagito "in maniera tale da far riempire un verbale di cinque pagine, dove compaiono tra l'altro ingiurie e minacce". E di fronte a queste cinque pagine si sono mobilitati ben due tribunali: il primo è quello che fa riferimento alla Procura di Belluno, che sta studiando il fascicolo, e il secondo è il tribunale popolare di Emilio Fede, che il giorno successivo al verbale ha scatenato sul TG4 una campagna personale di denigrazione contro il corpo della polizia municipale. Dopo una raffica di servizi contro i vigili Fede è riuscito anche a a litigare in diretta con Mario Assirelli, del sindacato di polizia Sulpm. Il commento più caustico a questa incresciosa vicenda è quello prodotto da "zebra3", un anonimo vigile urbano che frequenta il forum "La polizia e il cittadino" su www.comuni.it. "Fede ha fatto incazzare un'intera categoria di circa 55.000 persone in periodo elettorale: un genio!". [carlo gubitosa] ______________________________________ Da questa settimana la Catena riprende. Non si può stare zitti ora, e ancor meno lo si potrà nei prossimi mesi. ______________________________________ Polis La nostra è una Città in cui si lavora: a comandare, è il popolo e la Legge. Ciascuno di noi tutti ha dei diritti, quand'è insieme con altri, e quando è solo; ciascuno di noi tutti ha dei doveri. Nella Città non c'è uomo nè donna, miscredente o fedele, bianco o nero. I cittadini sono uguali. Tutti vivano nella loro dignità, nè miseri, nè troppo ricchi: a ognuno fraterna dia il suo aiuto la Città. Chi pensa, chi produce, chi lavora, ognuno dia una mano alla Città: lei vuole che nessun rimanga fuori per la pigrizia o per la povertà. È una la Città, ma il cittadino è diverso un dall'altro, al suo paese, nel suo nord, nel suo sud, nel suo dialetto: la Città non ci vuole fatti a schiera. Legge di dei non è legge civile: qui, ciascuno rispetti il dio d'altrui. I boschi, l'aria libera, i poeti, i maestri che insegnano, il sapere sono il nostro tesoro: la Città per tutti loro è vita e libertà. Non barbari, ma uomini civili noi rispettiamo ogni altra città. Ma chi fugge dai barbari, qui trovi casa fraterna, asilo e carità: guai a chi lo scaccia! Offende tutti noi. Non sia guerra fra umani, uomini!, mai. Ragionate piuttosto: noi vogliamo essere i primi a ragionare, e andiamo nel mondo in amicizia e libertà. Nei giorni duri, abbiamo una bandiera che ci ricorda: siamo una Città. ______________________________________ Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente per liberarsene, basta scrivere a riccardoorioles@gmail.com -- Fa' girare. "A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava) ______________________________________ La "Catena di San Libero" è una e-zine gratuita, indipendente e senza fini di lucro. Viene inviata gratuitamente a chi ne fa richiesta. 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