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Giovedì, 10 dicembre 2009La Catena di San Libero - 11 dicembre 2009 n. 384Democrazia 2.0 Dal Rita Express al colore viola Lorenzo wrote (30 settembre 2007): < Ciao R. Sono uno studente universitario di 24 anni, vivo tra Castelfranco Veneto e Padova. Ho letto il commento in cui parli di sciopero dei precari organizzato su Internet. Vorrei saperne un po' di più, la cosa mi interessa e sono prontissimo a dare una mano > < Guarda che sei tu che lo devi organizzare. Non hai bisogno di me, e nemmeno di Beppe Grillo. Basta che trovi un paio di centinaia di precari come te (nell'internet li trovi facilmente) e cominciate ad allargarvi (con l'internet è facile) su un obiettivo preciso (sull'internet è facile fare brain storming per individuare obiettivi) > --- Beh, se avete passato gli ultimi anni a prevedere le ricadute politiche di internet è probabile che dal cinque dicembre in qua vi sentiate un po' meno utopisti e molto meno isolati. E' stata la prima manifestazione grossa interamente organizzata su internet, senza Vip - gli organizzatori si sono dimessi tutti appena fatto il loro lavoro) e senza politici di mestiere. La prima, veramente, no: un paio d'anni fa, col Rita Express, molti studenti s'erano organizzati su internet per organizzare manifestazioni per la Borsellino; funzionò benissimo, ma nessuno (nè Rita) ci fece caso. Adesso siamo molto più avanti, le dimensioni sono ben altre e siamo abbastanza vicini alla massa critica. E' una svolta nella politica, una svolta vera. Non è “contro i partiti” (goffi i tentativi di usarla in tal senso, tutto sommato dentro il Palazzo) ma, più drammaticamente, “dopo i partiti”. I quali infatti, se vogliamo guardarci negli occhi, da tempo brutalmente non esistono più. Ce ne sono residui e surrogati, e caricature. Ma come l'Ottocento (l'industria, il socialismo) rese obsolete le logge e i club e “inventò” i partiti, così questi nostri anni (la comunicazione globale, l'interattività) rendono obsoleti i partiti verticistici e inventano, sotto i nostri occhi, qualche altra cosa. Io credo che questo “qualcosa”, di cui non conosciamo ancora esattamente i confini, ma che già cominciamo a odorare e tastare, sia qualcosa di bello e (parlando da liceale) di ateniese. E' questa la nostra frontiera. Ed è significativo che il prodromo, la versione 1.0, il Rita Express insomma, si sia verificato all'interno del movimento giovanile antimafioso. --- Il processo Dell'Utri, con la manifestazione targata internet, apparentemente non c'entra niente. In realtà ne è l'esatto complemento, l'altro polo. Dal processo Dell'Utri sapremo se è vero che Cosa Nostra (dire Dell'Utri è dire tout-court Berlusconi) è andata anche ufficialmente al governo. Se la presenza di Cosa Nostra in questo nostro regime – o, per usare Saviano: questo Sistema – fosse ufficiale, allora non sarebbe più questione di opposizione e men che mai di “regole del gioco” ma solo di disobbedienza civile, di rifiuto d'obbedienza – per tutti i pubblici ufficiali patrioti – e infine di restaurazione della Repubblica, nei modi che i tempi di internet possono suggerire. Essi comprendono sia Obama che gli studenti di Teheran,. Non toccherà a noi decidere quale di queste due strade ci toccherà seguire. _________________________________ Un eroe del nostro tempo Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla presidenza: «Non mi sento di escludere che Spatuzza voglia rifarsi un'immagine. E non escludo che sia pagato, magari da magistrati, o da terzi». Va bene. Proviamo a “non escludere” pure noi. Micciché comincia negli anni '70, con Lotta Continua. A differenza di Rostagno o Impastato, cambia idea ben presto. Nel 1984, con Dell'Utri, diventa capo di Publitalia a Palermo; nel '93 coordinatore di Forza Italia in Sicilia. Nel gennaio '88, sospettato di spaccio, "Non sono uno spacciatore - risponde - ma solo un assuntore di cocaina". L'8 agosto 2002 un'informativa dei Carabinieri ipotizza che si faccia recapitare cocaina al ministero delle Finanze, dov'è viceministro. Ciò dopo indagini sulle visite che il presunto corriere Alessandro Martello faceva presso il ministero pur non essendovi accreditato. Lui smentisce. ______________________________________ L'anno della resa dei conti La crisi, da finanziaria, è diventata industriale; e tocca il massimo adesso. Gli elementi mafiosi, da truppa di complemento, diventano componente essenziale del sistema. Nell'economia, tornare a prima di Keynes; nella società, tornare a prima di Falcone. Questi sarebbero gli obiettivi di lor signori. Ma la partita, a dispetto di tutto, è ancora aperta Le cose quando precipitano succedono tutte in una volta. Che, in bene o male, il sistema stia andando a una decisione è evidente. Dal nostro punto di vista – dell'antimafia sociale – gli eventi più importanti sono due: la crisi industriale e l'integrazione ufficiale di pezzi di mafia nel sistema. La crisi industriale (la produzione dei beni, l'occupazione, ecc.) è ormai al suo culmine, e comincia a prendere connotati diversi dalla crisi finanziaria. Quest'ultima, dal punto di vista delle banche, è data oramai per “superata”; ma non lo è affatto, e tende anzi a diventare stabile, per i consumatori e i produttori. Il sistema industriale che ne risulta, innestandosi sugli outsourcing degli ultimi dieci anni e sulle delocalizzazioni degli ultimi cinque, è completamente diverso da quello di prima della crisi: adesso è puro Ottocento. Le fabbriche occupate (con i padroni che cominciano ad attaccare le occupazioni con squadre armate) diventano sempre più un elemento “normale”, ancorché censurato, del panorama (qui in Sicilia, a Termini, gli operai hanno occupato il comune e eletto un loro “sindaco”). Rompere il silenzio dei media sulla crisi industriale è ora un obiettivo essenziale dell'informazione dal basso. In questo senso vanno appoggiate iniziative come quelle di CrisiTv. L'altro elemento catastrofico, l'integrazione ormai aperta di pezzi di mafia nel sistema, è ormai evidentissimo in una serie di fatti: la candidatura alla regione Campania, e la difesa a oltranza su tutti i fronti, di un camorrista accertato; la restituzione alla mafia, mediante un giro di compravendite, dei beni sequestrati; il tentativo di abolire il concetto stesso di concorso esterno in associazione mafiosa (fondamentale per colpire imprenditori e politici del Sistema); il tentativo insomma aperto e dichiarato di tornare a prima di Falcone. Non è un'offensiva qualunque di una qualunque destra più o meno rinnovata; è la resa dei conti, l'uscita programmata e cosciente dalla democrazia. --- A Catania, microcosmo in cui si anticipano le tendenza del più grande Paese, l'offensiva dei poteri contro la città è stata violenta sì ma nel complesso bene affrontata. L'Experia, lungi dall'essere rasa al suolo senza problemi, è diventata il caso sui cui si è aggregata un'opposizione forte e dal basso, che minaccia di voler espandersi molto oltre l'occasione che l'ha provocata. A Librino, le iniziative delle associazioni sociali (e anche di qualche partito, come Rifondazione), hanno portato a una prima acquisizione, la revoca della concessione a privati di Villa Fazio e la possibilità di utilizzarla come centro vitale del quartiere. --- Piccole vittorie, certo; ma che lasciano un segno. E s'inseriscono bene nella fase immediatamente successiva, quella della Catania senza Ciancio – la cui uscita dal mondo dell'editoria viene da sempre più fonti prevista per la fine dell'anno venturo – in cui tutto il sistema dell'informazione subirà una profonda trasformazione. L'esito più probabile di quest'ultima, allo stato dei fatti, è quello di un ciancismo senza Ciancio, coi grandi gruppi editoriali che colonizzano senza problemi l'informazione in città, la “civilizzano” formalmente e la dislocano, come sempre, a difesa dei grandi interessi edilizi e imprenditoriali. “Cambiare tutto perché non cambi niente”. Ma qui, per fortuna, anche noi giornalisti – e movimento – democratici avremo forse qualcosa da dire. Ne parleremo fra un mese, il cinque gennaio. Cerchiamo intanto di essere sempre di più all'altezza dei nostri compiti, che ora possono essere decisivi. ______________________________________ Roma. E' morto un politico, di freddo, sul marciapiede. Si chiamava Sher Khan e aveva cominciato la sua carriera politica lottando contro il regime militare del suo Paese, il Pakistan. Esule politico, era fuggito in Italia e qui aveva organizzato le prime le prime associazioni degli immigrati (come l'United Asian Workers Association). Con padre Luigi Di Liegro, il fondatore della Caritas, e Dino Frisullo aveva partecipato all'occupazione della Pantanella, nei primi anni '90. Anche dopo la scomparsa di Frisullo e padre Di LIegro aveva continuato il suo impegno politico a favore degli immigrati, senza maio chiedere nulla per sè, vivendo anzi in estrema miseria. Ultimamente viveva in una casa occupata, in via Salaria; "sgomberato" di forza,con tutti gli altri, per ordine del Comune negli ultimi mesi dormiva in mezzo alla strada. Aveva ottenuto lo status di rifugiato politico ma questo, essendo stato abolito l'articolo 10 della Costituzione ("Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà demoratiche, ha diritto d'asilo...), non l'ha salvato da Ponte Galeria nè dal marciapiede. Il freddo delle ultime notti, e il basso livello di civiltà di questo Paese, l'hanno ucciso. Fra le molte cose di cui noi italiani dovremo vergognarci per questi anni, la fine del politico Sher Khan è fra le peggiori. ______________________________________ La giornalista e il politico Mi sono perso una scena bellissima, l'altro giorno, e cioè l'intervista che Antonella Mascali (lavora per Radio Popolare e per Il Fatto, ma io me la ricordo liceale redattrice di SicilianiGiovani) ha fatto al senatore Dell'Utri, famoso come amico di Cosa Nostra e politico "inteso". A un certo punto Antonella gli ha fatto, ovviamente, qualche domanda su queste sue caratteristiche e quello, tornando in bestia, s'è incazzato. Le cose dette dall'onorevole non si possono riferire: l'avessero sentito all'Ucciadone - dove si troverà benissimo, quando verrà il momento - l'avrebbero certo guardato con ammirazione. Brava Antonella ______________________________________ Nun me piace, 'o presepe Quest'anno, per la prima volta, non farò il presepe (che di solito ho sempre fatto, disobbedendo a Voltaire, con le statuine di creta ereditate da mia madre). Il motivo è che Herr Bossi ordina: "Quest'anno, voglio il presepe per forza in tutte le scuole!". Perciò i magi e il Bambinello mi scuseranno, non è che ce l'ho con loro (ateo, li ho in simpatia); è che il presepe per forza non mi dice niente, se non un "Gott mit uns" che fa orrore. (En passant, 'u zzù Bossi dice che bisogna tappare la bocca a 'sti 'nfami pentiti. Fra Bossi e boss, a quanto pare, la distanza è poca). ______________________________________ Internet vietato ai poveri Per salvare i giornali, il governo tedesco dice: mettiamo una tassa sulla rete. Diciotto euri al mese per chi usa internet, da regalare all'oligopolio degli editori. Internet vietato ai poveri, in altre parole. Qualcosa di simile, nel milleseicento o giù di lì, avvenne in Inghilterra, dove re Carlo per fermare quei maledetti pennaiuoli ribelli mise due penny di tassa su tutte le pubblicazioni. Non gli andò bene, a re Carlo. Poveretto. ______________________________________ Spubblicità Basta Averna. La ditta, dalla provincia di Caltanissetta, s'è spostata (alla faccia degli operai) a Finale Modenese. Ormai è una ditta grossa, una multinazionale. Ma con l'amaro nostro non c'entra più. Perciò, mangiate tortellini, che sono buoni, ma bevete qualcos'altro.. ______________________________________ Lettera all'Arma Alcuni carabinieri wrote: < Noi siamo quelli che un tempo ci chiamavamo Crimor, gli uomini dell’uomo che si chiamò Ultimo, quelli che oggi vengono accusati ed offesi. Il nostro Comandante viene colpito alle spalle da basse insinuazioni e viene privato della scorta, in un Paese dove la scorta viene concessa, come status symbol, anche a chi cannibalizza il Paese. Noi ci offriamo, tutti noi, in congedo o in servizio, per scortare e difendere il nostro Comandante dalle insidie della Mafia. Una Mafia che arringa, tiene banco e spiega la storia, utilizzando come uditorio spettacoli televisivi grondanti falsità ed odio nei confronti di chi ha sofferto e combattuto > ______________________________________ Luciano Bonfrate wrote: L'ATTENTO OSSERVATORE < Quando rifiutarono il diritto di voto solo perché era nato lontano a chi vive qui e paga le tasse e lavora duramente dissero i prominenti: bazzecole. Quando riaprirono i campi di concentramento con la legge Turco-Napolitano dissero i prominenti: quisquilie. Poi con la legge Bossi-Fini fu stabilito che gli esseri umani potessero muoversi solo se un padrone fischiava loro come fossero cani. Poi si passò alle deportazioni. Chi era sfuggito alle stragi e agli aguzzini nelle mani degli aguzzini di nuovo era gettato. Infine l'apartheid, la caccia all'uomo. E le squadre fasciste a mantenere l'ordine. E tu guardavi e stavi sempre zitto? > ______________________________________ Un'occhiata a: www.ucuntu.org (il settimanale, i giornali di quartiere, il sito universitario, la satira di Mamma...). ______________________________________ Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente per liberarsene, basta scrivere a riccardoorioles@gmail.com -- Fa' girare. "A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava) ______________________________________ La "Catena di San Libero" è una e-zine gratuita, indipendente e senza fini di lucro. Viene inviata gratuitamente a chi ne fa richiesta. Per riceverla, o farla ricevere da amici, basta scrivere a: riccardoorioles@gmail.com. La "Catena" non ha collegamenti di alcun genere con partiti, lobby, gruppi di pressione o altro. Esce dal 1999. L'autore è un giornalista professionista indipendente. Puoi riprenderla su web, mail, volantini, giornali ecc, purché non a fini di lucro. Puoi forwardarla ai tuoi amici. 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Scritto da Riccardo Orioles
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12:29
Giovedì, 03 settembre 2009Questa estateQuest'estate non sono riuscito a portare avanti la Catena, per problemi miei. Il poco lavoro che ho fatto l'ho concentrato su Ucuntu, che è una cosa che facciamo giù a Catania con dei ragazzi di là (secondo me vale la pena di darle un'occhiata, e la stiamo portando avanti da più di un anno). Quelle che seguono sono le mie cose su Ucuntu di quest'estate. Bookmark: www.ucuntu.org r.o. ______________________________________ Ai colleghi giornalisti, all'antimafia, alla Lega delle Cooperative QUATTRO PROPOSTE PER RIPORTARE A COMBATTERE GRAZIELLA E GLI ALTRI La lotta alla mafia è soprattutto lotta d'informazione. Chi la fa, chi ha accumulato coraggio, serietà, professionalità ed esperienza per poterla fare, è un patrimonio di tutti. Nell'interesse di tutti, non va lasciato solo. Che cosa concretamente si può fare per aiutare (ad esempio) i giornalisti dei Siciliani a cui – vent'anni dopo vogliono confiscare le case? Ecco delle idee Berlusconi, il governo, Di Pietro, Franceschini, la sinistra... Ma si può, con tutte queste cose importanti in giro, dare la copertina a due persone “comuni”, simpatiche ma certo non potenti, come Graziella e Pino? Certo che si può. Al centro di tutta la lotta politica in Italia, prima e più seriamente di ogni altra cosa, c'è l'antimafia. Al Sud perché la mafia comanda e l'unica lotta reale è questa, e tutto il resto è poesia. In tutta Italia perché la mafia (o il sistema politico-imprenditoriale- mafioso, il Sistema come dice Saviano) oramai è un modello dappertutto. Ci sono i mafiosi dei clan anche a Milano, oramai. Ma soprattutto anch e là ci sono i Ciancimino, i Martellucci (“la mafia non esiste”), e probabilmente pure i Sindona e i Salvo Lima. Il personale politico, insomma, della contiguità. Che una volta stava a Catania e Palermo, ma ora è dilagata, sia come modo di fare che come relazioni d'affari. Non è solo la linea della palma ad aver risalito il nord. La lotta alla mafia – nel senso di lotta al potere mafioso, al Sistema – è soprattutto lotta d'informazione. Informazione di base, “povera”, libera, battagliera. Più Radio Aut che Santoro. Perché sociale, legata al territorio, giovane, aggressiva. Rendo e Badalamenti non li hanno sconfitti i giornalisti famosi, ma quelli – professionali ma militanti – come Peppino Impastato o Pippo Fava. + + + Di giornalisti così ce ne sono ancora, in giro. Non moltissimi, ma qualche decina sì. E molti sono i ragazzi che imparano da loro. Ciascuno di questi giornalisti è un patrimonio sociale, una risorsa insostituibile per la democrazia. È interesse di tutti difenderli e metterli in grado di lavorare. Interesse delle sinistre, dei sindacati, delle cooperative, delle professioni democratiche, degli imprenditori (finalmente) antimafiosi. Sono loro la prima linea, quelli giù di guardia nel deserto. Se crollano loro, prima o poi crolla tutto il resto. È dovere di tutti difendere Graziella e Pino. (Certo, non loro soli: con Graziella, ad esempio, difendiamo Lillo Venezia, Rosario Lanza, Elena Brancati, Claudio Fava, Antonio Roccuzzo, Miki Gambino, tutti i “vecchi” dei Siciliani, tutti come lei chiamati a rispondere dei debiti fatti per difendere la trincea di tutti. Qui diciamo Graziella per semplificare). È dovere di Graziella e Pino (ma anche mio, di Fabio, di Luca, di Claudia, di Lillo, di Piero – anche qui, usiamo un paio di nomi per semplificare), stringere i denti, tener duro, “non mollare”, non scoraggiarsi mai e non mollare. E soprattutto essere uniti, coordinarsi il più possibile, fare rete. + + + Ci chiedono che fare, per Graziella e per gli altri. Avrei quattro precise idee da proporre: 1) Organizzare un grande concerto nazionale, con artisti famosi (a cominciare dai Modena, ma non solo), e organizzarlo con la bandiera dell'Ordine dei Giornalisti e del sindacato dei giornalisti, la Fnsi, nazionale. Mi fido di loro, li abbiamo avuti accanto per difendere Pino. Mi piacerebbe se prendessero questa iniziativa, e se ci fosse anche Libera di mezzo. 2) Fare una trattenuta sullo stipendio di luglio, noi giornalisti professionisti: cinquedieci euri a testa non li sentiremo nemmeno, perché a luglio c'è la quattrordicesima e quest'anno ci sono anche i soldi del contratto nuovo; 3) I parlamentari europei dell'antimafia diano il loro primo stipendio per l'informazione antimafia, per Graziella e gli altri: 4) Voi dirigenti della Lega delle cooperative avete un debito con noi dei Siciliani. Noi eravamo una cooperativa della Lega, ma la Lega non ci ha salvati; ha preferito fare gli affari con i Cavalieri. Potete saldarlo ora, questo debito, compagni di Reggio Emilia e di Bologna. Certo, non c'è nessuno che vi obblighi; ma sarebbe un onore grandissimo, poter dire “I nostri predecessori sbagliarono, ma noi, noi che rispondiamo di noi stessi qui ed ora, noi siamo contro la mafia e con i Siciliani”. (Ucuntu, 11 giugno 2009) ______________________________________ Elezioni GIORNALE RADIO "Elezioni. Il Polo della Libertà di Silvio Berlusconi batte di misura, con poco più di due punti di vantaggio, l'Ulivo di Romano Prodi. Il Presidente Giorgio Napolitano ha dunque incaricato oggi il dott. cav. Silvio Berlusconi di formare il Governo". Ma vediamo nel dettaglio i risultati delle elezioni. Forza Italia, al 35 per cento, perde due punti (a causa soprattutto dell' astensionismo in Sicilia) mentre la Lega (10,3 per cento) ne recupera uno grazie al successo della campagna d'ordine nei paesi più tradizionalisti della Baviera. "Basta con negri, ebrei, zingari, comunisti e omosessuali": uno slogan semplice ed efficace, i cui toni gli osservatori attribuiscono alla necessità di far presa su un target territoriale non certo composto da sofisticati intellettuali ma che ovviamente non comporta alcun pericolo reale per le categorie così indicate. Il risultato complessivo, 45,3 per cento, non è certo eclatante ma neanche da disprezzare. Difficilmente tuttavia consentirà l'attuazione del programma (Totalmaggioranzen, Fuhrerprinzip, Reich millenario) che il Capo aveva espresso alla vigilia delle elezioni. In fondo, in Italia - fanno notare alcuni - il governo è appoggiato, tenendo conto delle astensioni, solo dal 26,2 per cento degli elettori: "Un italiano su quattro. E con uno su quattro si può a malapena governare, altro che fondare regimi". A livello di gossip c'è da notare che molti esponenti del Polo non nascondono in privato la soddisfazione per le dure parole pronunciate a caldo da don Angelo Bagnasco (il successore di Baget Bozzo alla guida spirituale del Polo): "Su l'ese tegnuo serrou u scagnu ("se avesse tenuto chiusa la bottega", ndr) gh'aviescimu faetu un cu cuscì ai cumunisti". Ma non è detto che il Polo sarebbe riuscito a conquistare la maggioranza assoluta anche se Noemi fosse rimasta a fare i compiti a casa sua. Molto più frastagliato, ma non meno compatto, lo schieramento dell'Ulivo, che ha mancato il sorpasso di soli due punti, attestandosi comunque su un onorevole 43,1 per cento. I Democratici (guidati stavolta da un dc combattivo e non da un "comunista" marpione) contribuiscono col 26,2 per cento. Segue Di Pietro (o meglio l'Italia dei Valori, visto che s'è finalmente deciso di abbandonare la personalizzazione) con un ottimo 8 per cento. Poi la Sinistra, (Prc, Sl, Pdci, Verdi) con un buon 6,1 per cento (un anno fa poco oltre il 4) e infine i radicali col loro 2,4 per cento. "Combatteremo uniti, governeremo uniti, difenderemo uniti i magistrati e la legge di tutti" ha dichiarato subito Di Pietro. "Certo. E uniti organizzeremo organizzeremo il primo sciopero generale unitario di tutti i lavoratori italiani e stranieri" ha aggiunto il leader della Sinistra, Zanotelli. "Giusto. Da oggi c'impegneremo in una opposizione dura e pura - ha concluso Prodi - contro questo governo piduista e razzista, per salvare l'Italia dalla crisi facendo appello alla sua più grande risorsa umana, non i banchieri e i manager ma il popolo dei precari e dei lavoratori. Viva l'Italia". (Ucuntu, 11 giugno 2009) ______________________________________ GLI STUDENTI DI TEHERAN E QUELLI DEL G8 “A un certo punto decine di poliziotti ar¬mati sono penetrati nella scuola dove noi manifestanti avevano messo su il centro-stampa. Hanno sprangato a sangue tutti quelli che hanno trovato e li hanno portato via sanguinanti. Poi si sono accaniti sui computer e li hanno fatto a pezzi”. Siamo nella lontana Teheran, capitale del regime integralista dell'Iran. Niente di occi¬dentale, naturalmente. Da noi ci sono parti¬ti democratici, da loro gli ayatollah. Da noi la Chiesa non interviene delle faccende del¬lo Stato, da loro c'è una Suprema Guida che parla in nome di Allah. Da noi libere e de¬mocratiche “ronde”, da loro squadre fanati¬che di pasdaran. Da noi soprattutto non può succedere che decine e decine di oppositori vengano selvaggiamente picchiati, portati via e torturati in carcere subito dopo. Qual è il problema principale del governo iraniano, in questo momento? Far finta che tutto ciò non sia mai successo. Im¬porre il silenzio, censurare (o com¬prare) i media, schernire la stampa straniera che non si può controllare: “Nemici del¬l'Iran - dicono – Sovversivi, teppisti, pagati dal ne¬mico”. Un bel giorno, essi sperano, tutto questo sarà dimenticato; anzi, praticamente non sarà mai avvenuto. I satrapi potranno torna¬re tranquillamente a governare autoritaria¬mente, a rubare e a far festa fra cortigiani e veline nei palazzi. O forse no. Distruggere il centro-stampa di Teheran adesso non è servito a niente. C'è Twit¬ter, c'è YouTube, c'è l'internet. Come si fa a sprangare anche questi? Mai la verità è stata così impopolare presso i satrapi – occidentali e orientali – come adesso. Mai è stata così palesemente (le leggi anti-cronisti qui in Italia) persegui¬tata in tempi moderni. Ma non è stata mai così forte, grazie all'internet: che non si può imbavagliare. Avremo, noi giovani, il coraggio (e la professionalità, la serietà, il fare rete) di servircene fino in fondo? Poveri satrapi, in questo caso, poveri papi e poveri ayatollah. (Ucuntu, 22 giugno 2009) ______________________________________ PERCHÉ BISOGNA APPOGGIARE I SICILIANI Chiediamo a Libera, all'Ordine dei Giornalisti, al sindacato, alla Lega delle Cooperative di prendere pubblicamente posizione a favore dei Siciliani e di organizzare in prima persona la solidarietà con essi. Non è solo “aiutare i Siciliani”. E' fare tutti un passo avanti, difendere una libertà sotto attacco per difenderle tutte “Il clima morale della società è questo. Il potere si è isolato da tutto, si è collocato in una dimensione nella quale tutto quello che accade fuori, nella nazione reale, non lo tocca più e nemmeno lo offende, né accuse, né denunce, dolori, disperazioni, rivolte. Egli sta là, giornali, spettacoli, cinema, requisitorie passano senza far male: politici, cavalieri, imprenditori, giudici applaudono. I giusti e gli iniqui. Tutto sommato questi ultimi sono probabilmente convinti d'essere oramai invulnerabili”. + + + E' una città del sud - anni '80 - quella di cui ci parla Giuseppe Fava. Con la sua mafia, la sua violenza, e soprattutto il suo stretto rapporto con poteri politici, imperi economici e monopolio dell'informazione. Quest'ultimo è l'anello essenziale, quello che dei vari elementi fa un Sistema. Lo sappiamo tutti. Sappiamo come funziona Catania, come funziona il sud. La novità è che oggi Giuseppe Fava non parla più di Catania. Parla di tutta Italia, parla di Milano, parla di Roma. La mafia - com'era facilmente prevedibile – ha risalito il nord. La volgarità d'un Graci o d'un Rendo riempie oggi, con altri nomi, le chronicles from Italy della stampa internazionale. Tutto ormai è dilagato dappertutto. Ancora una volta, il centro è il monopolio dell'informazione. Non solo per la rimozione delle notizie (che è ormai abituale), ma soprattutto per la decostruzione sistematica dei pensieri comuni e la loro sostituzione con altri congrui al sistema, non civili. + + + Come ci vorrebbe adesso un Giuseppe Fava, un Siciliani! Allora, la lotta sua e dei suoi ragazzi fu durissima, e non priva - per quella fase - anche di successi. Lui la pagò come sappiamo. I suoi redattori con vite durissime, ai limiti del tollerabile, fra miseria e minacce. Eppure, nessuno tradì. Molti continuarono. I Siciliani, in realtà, non sono finiti mai. Hanno strade diverse, diversi nomi. Ma ci sono. + + + L'Ordine dei giornalisti, il sindacato (la corporazione insomma: nel senso antico e tecnico, di mestiere) negli anni di Giuseppe Fava sono stati lontanissimi da lui. Sembrava un mestiere tranquillo, una “professione”; qualcosa che garantisse insieme uno status sociale e una funzione. Che non ci sono più. “Giornalista”, in questi anni, è tornata ad essere una parola ambigua, su cui fare scelte: o Ministero dell'Informazione, o militanza civile. La nostra “corporazione”, spalle al muro, sta scegliendo ora. Alcuni pochi tradiscono; per molti invece è l'ora della dignità. La Lega delle Cooperative (di cui I Siciliani facevano parte) tradì Giuseppe Fava e i suoi redattori. Preferì fare affari con gli imprenditori collusi. Questo l'abbiamo pagato con infiniti dolori. Cosa intendono fare, dopo un quarto di secolo, coloro che la reggono ora? Possono rimuovere, certo, queste righe. Ma sappiamo che in questo momento le leggono. E aspettiamo la loro risposta. Al tempo di Giuseppe Fava, il nuovo movimento antimafia era agli albori. Noi abbiamo contribuito a fondarlo (l'Associazione I Siciliani, Siciliani Giovani, l'idea di distribuire i beni confiscati) ma da allora se n'è fatti di passi su questa strada. C'è Libera di don Ciotti e dalla Chiesa, ci sono le associazioni locali, c'è Addiopizzo. Ci sono addirittura dei politici che sono saliti a Roma o Bruxelles grazie principalmente alle tematiche antimafiose; ed interi partiti che si appoggiano ad esse. + + + Dall'Ordine e dal Sindacato dei giornalisti, dai dirigenti di Legacoop, dagli esponenti dell'antimafia civile, ci aspettiamo una pubblica e combattiva presa di posizione sul caso dei Siciliani. La sottoscrizione è già partita (l'appello è a pagina otto) e hanno già cominciato a rispondere i cittadini. Ma è evidente che non avrà successo senza l'appoggio aperto e organizzato di forze ben più grandi di noi. Servono soldi e serve appoggio politico, (forse ancora di più). La lotta dei Siciliani è stata, e in un certo senso è ancora, una delle lotta più dense del dopoguerra: contro il sistema mafioso, per l'informazione. E' un caso esemplare, un modello; e come tale va usato. Schierarsi pubblicamente coi Siciliani, qui ed ora, è la cosa più “politica" che ci sia. (Ucuntu, 22 giugno 2009) ______________________________________ L'Italia che non si arrende I GIORNALISTI DI PRIMA LINEA E L'ANTIFASCISMO DI OGGI Neanche il secondo fascismo ama i giornalisti. Fra scandali e disastro economico, come si salverebbe il regime, se la gente fosse informata? Perciò propaganda e bavaglio a tutta forza. E noi? Noi giornalisti liberi abbiamo il dovere di tener duro finché non arriveranno gli altri. L'antimafia è l'antifascismo dei nostri giorni Il Pil, secondo la Corte dei Conti, "è sceso ancora dell'uno per cento e il debito pubblico ha raggiunto la cifra di 1663,65 miliardi, pari al 105,8% del Pil". Il rapporto deficit/pil è salito al 9,3 per cento. Lo Stato è sotto di almeno 34 miliardi di euri. Il governo, se ancora esiste, non ha idea di come affrontare questa catastrofe. Tira avanti giorno per giorno, fra uno scandalo e l'altro. Ha solo due idee chiare: trovare un capro espiatorio - immigrati, stranieri – su cui scatenare gli odii, esattamente il fascismo con gli ebrei; e impedire a ogni costo che la gente sappia qualcosa. Propaganda, bavaglio, e ora anche leggi apposta antigiornalisti, servono a questo. Da questi due punti di vista è esattamente come ai tempi del fascismo. Le leggi razziali ci isolano dall'Europa e portano a galla gli elementi più feroci del regime (ieri i Farinacci, oggi i Bossi). Il blocco dell'informazione (non a caso il governo esalta Putin e Gheddafi) produce una “democrazia" annacquata, non abolita formalmente ma resa inutile di fatto. + + + In questo quadro, il ruolo del giornalista libero è vitale. È un'area che si estende sempre più: non solo i resistenti singoli di un tempo, ma aree sempre più ampie del giornalismo “ufficiale” (non ci stancheremo di sottolineare l'importanza dello spostamento “a sinistra”, in questi mesi, di soggetti come l'Ordine dei Giornalisti e la Federazione): anche ai tempi di Mussolini i giornalisti “perbene” divennero in gran parte antifascisti. Restano tuttavia decisivi i “fanti” in prima linea, quelli di guardia nel deserto. Lasciarli soli ora è pericolosissimo, perché dietro di loro non c'è ancora una linea di resistenza organizzata e dunque non possono cedere a nessun costo. Uno, come i lettori sanno, è Pino Maniaci. “C'è un piano della mafia per eliminarmi”. “Le famiglie di Borgetto, Montelepre, Partinico, Cinisi e Terrasini”. “Hanno dato il via libera in queste settimane”. Non sono affermazioni da poco, dette da Pino. Ci impongono solidarietà e attenzione - solo pochi politici ne hanno avuta: Lumia, la Borsellino, il solito Giulietti - ma ci chiedono anche una strategia generale, di contrattacco. + + + Poche parole ancora servono per delineare, nel fascismo-antifascismo in cui ormai viviamo, l'obbligo della solidarietà con I Siciliani. Sono stati un modello di lotta, di tener duro, di coerenza. E anche, nei momenti più alti, un modello organizzativo, da imitare. Non solo giornalisticamente (inchieste e cultura civile), ma anche politicamente, se riusciamo a dare a dare a questa parola un senso alto, da comitato di liberazione, e non da semplice affare di partiti. A metà degli anni Ottanta, e poi nel '92-93, e ancora – con altri nomi – negli anni dopo, la storia dei Siciliani (Siciliani, SicilianiGiovani, l'Associazione I Siciliani, la prima società civile militante insomma) ha costituito per l'antifascismo-antimafia di oggi ciò che i vari Gobetti e Salvemini, il Partito d'Azione, il Non mollare, furono per l'antifascismo antico. Una radice e un nucleo, provvisorio e immaturo, da migliorare; ma solido e nettissimo, e in grado si tradursi prima o poi in resistenza generale. Per questo bisogna studiare la storia dei Siciliani, con tutti i loro limiti ma con le loro intuizioni; e solidarizzare col vecchio gruppo, che forse non fu sempre all'altezza (ma neanche i primi antifascisti lo furono) ma si batté sempre con coraggio incredibile e dedizione, spendendosi “ingenuamente" per il bene comune. Questo, nell'Italia di oggi, è un patrimonio prezioso, che non va sprecato. I Siciliani appartengono a tutti, non possono essere rimossi da nessuno. Cambiano a ogni generazione i volti e i nomi; non è neanche indispensabile che si chiamino sempre I Siciliani, né che siano sempre incarnati dalle stesse persone. La loro esistenza è tuttavia incontestabile, dopo un quarto di secolo di lotte e di dolori. E questo è davvero un miracolo, una felicità da continuare. (Ucuntu, 3 luglio 2009) ______________________________________ DIGERIRE TUTTO In Italia e in Zimbabwe il debito pubblico ha ormai largamente superato il Pil e ogni giorno che passa lo Stato è sempre più vicino, finanziariamente parlando, a eventi alquanto infelici. Nello Zimbabwe, il Presidente del Consiglio Mugabe ha sguinzagliato le ronde con l'ordine di arrestare e tradurre al suo cospetto il maledetto Pil, servo dell'Occidente e nemico della rivoluzione. In Italia, dove abbiamo un Presidente un po' più acculturato, l'ordine è stato invece di non parlar più di Pil e di tappare la bocca a chi ci prova. Esageriamo? Niente affatto. Gli economisti dell'Istat hanno lanciato, nell'indifferenza generale, un appello per difendere “la statistica ufficiale, che è un bene pubblico del Paese”. L'Istat rischia infatti di dover sospendere per mancanza di fondi i prossimi rilevamenti. Che erano, per Scajola e Tremonti, troppo frequenti e tali da dare un quadro pessimistico dello stato dell'economia. Dove tutto va invece benissimo e non c'è proprio nulla da temere. E se, come dichiara la Consob, la piccola e media industria “è a rischio di asfissia” perché “nei confronti delle grandi banche si riscontra lentezza nel mettere al centro delle strategie il servizio al cliente”, ossia - per dirla in italiano - perché le banche strozzano i piccoli imprenditori? Niente paura, basterà non parlare più neanche di Consob. E lo struzzo-italiano restarà tranquillo, col sedere per aria e la testa ficcata sotto un metro di sabbia. E allegre musichette e spot rassicuranti che lo raggiungono fin sottoterra. + + + L'italiano, come lo struzzo, ormai digerisce tutto. Patti fra mafia e Stato, trattative, per salvaguardare le quali fu assassinato – come ogni giorno che passa emerge sempre più chiaramente – il giudice Paolo Borsellino? E chi se ne frega. Puttane, redattori, protettori e politici a libro-paga - paritariamente - degli Affari Del Re, con solo qualcuna delle prime a dimostrare occasionalente (“io certe cose non le faccio”) qualche barlume di dignità? E chi se ne frega. Squadristi, mostri, lager, emigranti annegati, italians-musolini, italians duce-duce, il mondo che ci ride dietro? E chi se ne frega. “Noi tireremo diritto”. “Alalà”. “Duce a noi”. “Me ne frego”. + + + E' in queste circostanze, di questi tempi e in questo Paese che alcuni di noi decisero di esercitare ancora, nonostante tutto, l'antico mestiere del giornalista. Gli storici troveranno ciò molto interessante, e ancora più interessante troveranno il fatto che non siano neanche mancati giovani pronti a unirsi a questa avventura. Ma forse non saranno gli storici ad occuparsi di noi in futuro ma, più sovieticamente, i manuali di psichiatria. (Ucuntu, 13 luglio 2009) ______________________________________ Trattative MISS MAFIA E MR STATO MATRIMONIO DIFFICILE FIDANZAMENTO LUNGO L'accordo era che ciascuno si facesse i fatti suoi, senza pretendere troppo: controllare il territorio, raccogliere un po' di voti, e soprattutto tener buoni i contadini, cioè i “comunisti”. Poi la mafia, coi soldi dell'eroina, è diventata troppo potente. Allora Andreotti ha cercato di tirarsi indietro. Ma... Lo stato, in Italia, ha sempre trattato con la mafia. Ha trattato ai tempi di Giolitti ("camorrista" per Salvemini), di Mussolini (la fine del povero Mori), del'Amgot (Calò Vizzini, Lucky Luciano), di Scelba (Giuliano e Pisciotta) e, naturalmente, di Andreotti.Quest'ultimo, come si sa, si incontrava con boss come Spatola che, con Badalamenti e Inzerillo, formava il triumvirato della mafia di allora. Sia Spatola che Inzerillo furono uccisi dai "Nuovi", i corleonesi. Badalamenti scappò in Brasile, e l'uomo di cui si fidava era Tommaso Buscetta. Falcone, mediante Buscetta, aveva l'obiettivo preciso di far parlare Badalamenti. Non ci riuscì. Che cosa avrebbe potuto dire – e provare - Badalamenti, se Falcone fosse vissuto abbastanza da convincerlo? Che l'onorevole Giulio Andreotti, capo del governo italiano, aveva come interlocutori industriali, prelati, politici, e anche i boss di Cosa Nostra. Adesso la cosa non farebbe granché scalpore, perché è una storia vecchia, e perché l'opinione pubblica non è più quella di prima. Ma nel '93, o anche qualche anno prima, sapere ufficialmente che un politico aveva commesso il "reato di partecipazione all'associazione per delinquere" Cosa Nostra, "concretamente", "fino alla primavera 1980" avrebbe fatto saltare per aria l'Italia. Altro che Mani Pulite. + + + Per questo Falcone è morto e per questo è morto Borsellino. Ovvio che ci siano entrati (come rozzamente si dice) "i servizi", pezzi di stato. Deviati, ma fino a un certo punto. In certi anni, erano quasi ufficiali. I rapporti fra Andreotti e Spatola – ossia, fuor di metafora, fra mafia e stato – non erano finalizzati a assassinii (tranne che di comunisti, che allora giuridicamente non erano esseri umani) , né ponevano a rischio l'autonomia dello stato. Erano rapporti periferici, asimmetrici, localizzati. Il mafioso, ai tempi di Spatola, al politico chiedeva cose circoscritte e locali, e il politico gli rispondeva su questo terreno. Al massimo poteva chiedergli una strage di contadini, seppellibili in fretta e senza troppo casino. E' il tipo di rapporto che un ufficiale americano può avere oggi con questo o quel warlord afgano, di cui si conoscono benissimo le atrocità, ma che tutto sommato torna utile per tenere il territorio. "Datemi i voti – diceva alla mafia lo stato - ammazzatemi un po' di comunisti e fate quel che cazzo volete nella vostra isola di merda". Poi, verso la fine degli anni '70, i signori della guerra si sono impadroniti di testate nucleari. Cioè, oltre metafora, i mafiosi hanno messo le mani sulla totalità del traffico mandiale di eroina e sono diventati dei grossissimi imprenditori. + + + A questo punto i rapporti di forza si sono squilibrati. "Col cazzo che restiamo a fare qualche affare di merda quaggiù in Sicilia! Vogliamo contare dappertutto, vogliamo avere la nostra fetta d'Italia esattamente come tutti i vostri imprenditori". Si aggiunge, proprio in quegli anni, una diciamo così infiltrazione. Ad esempio, gli ultimi 150 inscritti alla P2 stanno in Sicilia o sono siciliani. All'estero (“golpe” Sindona) Cosa Nostra comincia a essere un interlocutore a livello alto. Quindi la partita cambia completamente. Quelli come Andreotti si spaventano, cercano di tirarsi fuori. Però è un po' tardi, anche perchè se hai aiutato il talebano a rubare una vacca e ammazzare un paio di comunisti, quello ti ricatta per il resto della tua vita e pretende, pretende, pretende... Mr Stato dice: va bene, adesso ti aiuto a rubare anche un paio di capre. Miss Mafia dice: Col cazzo. Voglio il culo della regina Vittoria, se no dò al Times le foto di te che rubi le vacche e ammazzi i comunisti insieme a me. E il ciclo ricomincia e continua, sempre più incontrollabile e sempre più in alto a ogni giro. Sta continuando tuttora. (Ucuntu, 25 luglio 2009) ______________________________________ L'OTTO AGOSTO Cronaca. “Roma, 7 agosto. Il corpo senza vita di Fatima Aitcardi, 27 anni, marocchina, ripescato ieri sera dal fiume Brembo a Ponte San Pietro, è stato identificato dal fratello Mohamed che staamattina si è presentato ai carabinieri per denunciare la scomparsa della sorella, uscita di casa ieri alle 14. L'uomo, che invece è regolare e vive proprio a Ponte San Pietro, ha raccontato che Fatima era disperata: era irregolare in Italia, aveva tentato in tutti i modi di regolarizzare la sua posizione ed era terrorizzata dalla scadenza di domani, giorno in cui la clandestinità sarebbe diventata reato. Questo l'avrebbe portata a togliersi la vita”. Storia. Il giorno 8 agosto 2009 in Italia è cominciato ufficialmente il fascismo per una parte della popolazione. La legge è stata regolarmente emanata dal regolare governo (anche il fascismo di allora cominciò come governo “legale”) ed è stata regolarmente firmata da Sua Maestà il Re. Non vale per ariani e padani, non ancora. Ma la storia su questo punto è molto chiara: nessuna dittatura è mai rimasta a lungo parziale. Se questa sia davvero una legge, se questo sia ancora un governo legale, saranno gli italiani a deciderlo, ognuno nella cascienza sua. (Ucuntu, 10 agosto 2009) ______________________________________ LE VACANZE INTELLIGENTI "Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare, l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare, l'Italia metà giardino e metà galera, viva l'Italia, l'Italia tutta intera"... Dipende. Le puoi passare su un ponte-gru a dieci metri d'altezza nel tentativo di difendere, in un Milano oramai pre-industriale, il tuo e dei tuoi compagni posto di lavoro. Oppure a veder cagare dei cavalli, di cui sei appassionato collezionista, con in tasca il milione di euri che ti hanno dato per prossenare il giornale che fu di Montanelli. Nel primo caso sei un operaio, e di te non vale la pena di ricordare nemmeno il nome. Nel secondo sei il giornalista più venduto d'Italia, e hai appena finito di sputare per soldi su Enzo Baldoni (“amico dei terroristi”) o sulla moglie obsoleta del tuo signore e padrone. Dipende. Puoi essere – tutto dipende – a leggere, qui o su qualche altro povero sito, come sta andando la storia di qualche vecchio giornale, un giornale antimafia per esempio. Una storia bellissima, per tutti gli altri: per te è la differenza fra restare ancora a casa tua oppure, ai primi freschi d'autunno, finire in mezzo una strada. In tal caso sei un redattore, o redattrice, dei vecchi Siciliani. Brutto mestiere. Oppure puoi essere in qualche posto simpatico - Hammamet per esempio - dove la vita non è poi così cara, molto meno comunque del quartiere di New York in cui hai appena comprato casa e al limite puoi usare anche quella di Craxi, che hai appena finito di pubblicamente elogiare. In questo caso. Naturalmente, se. Veltroni. Non il communista impresentabile degli anni 'Anta ma un managger moderno e cinico, possibilmente – speri te - di successo. Puoi essere – te lo auguro vivamente – un figlio di qualcuno, un hijo d'algo. Del terribile Bossi, per esempio, e in questo caso questa è la tua prima estate tranquilla negli ultimi tre anni, la prima in cui non ti hanno selvahhiamente bocciato all'esame di maturità. Il babbo politico, per premiarti, ti ha promesso un Ente, alla Fiera o all'Expò, vedremo: come i vecchi babbi diccì d'un tempo, che finite le scuole piazzavano i voraci figliuoli da qualche parte (suscitando la giusta indignazione del bue lombardo contro Roma Ladrona). Va bene, questo è uno stanco articolo di mezz'agosto. Che altro volete che vi dica? Che c'è da dire, del resto, in quest'Italia ormai anziana che di estati ne ha viste tante (quella di Tambroni, quella di Kappler, quelle delle bombe) sopravvivendo fortunosamente - Pertini, lo Stellone, er Poppolo 'taliano – a tutto quanto? E' troppo appiccicaticcia, quest'estate, troppo d'aria pesante, troppo noiosa. Estate di vecchi film color seppia, di vacanze in colonia, di gerarchi a Forte dei Marmi o a Fregene, di “bambini salutate tutti insieme il re e il duce”. Che palle. Fino a qualche anno fa l'ideale – un ideale burino, da bauscia; ma meglio che niente – era la Milano Da Bere, il Trend, il Managment, l'Entertainment, l'America; o una Svizzera mal riuscita, di quella che s'incontrava già, da Bologna in su, in tutti quei posti già bellissimi, dai nomi antichi, che erano una volta il mio Paese. No, non è andata così. L'ideale in realtà è la sfilata, l'orbace, il capo-condominio, l'ipocrisia cattolica, il portiere spia, l'odore di camerata, il “lo sapesse il duce”. Questa è l'Italia profonda, altro che cazzi. Puoi fargli tutte le democrazie e tutte le resistenze che vuoi, ma alla fine la faccdenda è così: un terzo degli italiani non sono europei, non lo sono mai stati. E ora sono quelli che ti spintonano e gridano più forte. Ok, buone vacanze. Se venite per le vacanze quaggiù in Sicilia attenti a non urtare un cadavere, quando fate il bagno. Ne sono annegati circa millecinquecento, fra l'anno scorso e quest'anno, in questo nostro bel mare di Sicilia. Africani, immigrati, negri, gente così, naturalmente: chi se ne fotte? Viva l'Italia. (Ucuntu, 10 agosto 2009) ______________________________________ RADICI DI UNA LUNGA STORIA IL CORAGGIO DI LOTTARE Perché tanti giovani, ancor oggi, dedicano tesi di laurea, studi, solidarietà, “simpatia” ai Siciliani? Non è una storia passata, di certo rispettabile, ma che con le cose di oggi non c'entra più? No, che non lo è. L'”ideologia” dei Siciliani non è solo giornalismo, ma qualcosa in più: professionalità e militanza, e “non mollare” Sono passati molti anni da quando Giuseppe Fava fece il primo numero dei "Siciliani" eppure decine di giovani, in tutta Italia, ancora gli dedicano tesi di laurea, studi, "simpatia". Il fatto è che in tutti questi anni la storia dei Siciliani (con svariati strumenti, e attraverso diverse generazioni) non s'è mai interrotta. Noi qui a Ucuntu, ad esempio, pensiamo di muoverci proprio sulla strada dei Siciliani. Ma anche gente più "strana" (il piccolo giornale di quartiere in Sicilia, il centro sociale di Napoli, l'esperto di economia di Milano) si sente più o meno legata, e spesso effettivamente lo è, alla storia dei Siciliani. Eppure i Siciliani erano un piccolo giornale e anche i soggetti civili che da essi derivarono (Siciliani Giovani, l'Associazione i Siciliani, L'Alba, ecc.), per quanto in alcuni momenti influenti, non erano dei grandi movimenti di massa. E allora? Forse un parallelo si potrebbe cercare nel filo che lega, ad esempio, la storia di Piero Gobetti al Non Mollare, al primo antifascismo torinese e fiorentino; e poi all'antinazismo militante, ormai europeo, dell'emigrazione; e al partito d'azione, ai Rosselli; e al primo partigianato, a GL, alla resistenza popolare e infine, in una larga misura, alla Repubblica. Certo, fu un'esperienza "minoritaria" anche quella; eppure si rivelò utile, per il Dna civile nel Paese, ben più di altre storie molto più "grosse". Professionalità e militanza, estremo rigore tecnico e massima apertura ai giovani e alle idee nuove; spirito di sacrificio ma non fanatismo; creatività e artigianato; diffidenza (a volte snobismo) verso i partiti classici ma elogio della politica come partecipazione civile; spirito fortemente unitario, da Cln, ma coerenza e rigore, e mai un minimo cedimento al potere. Sarebbe stata molto diversa, la storia d'Italia, senza il sale di quei piccoli gruppi di cittadini. + + + Lo spirito dei Siciliani, in questo momento della storia, è più necessario che mai. Tribalismo, mafia, prodromi di fascismo, crisi: ciascuna di queste cose di per sé potrebbe ammazzare un Paese, e qui ci si presentano tutteinsieme. Chi non è nel Sistema (nel senso di Saviano) ha ormai introiettato da tempo una mentalità di sconfitta che lo rende incapace anche solo di pensare a una reale opposizione. Gli scandali, le barzellette sui gerarchi, le nostalgie sembrano l'unico modo di opporsi, qui ed ora. Chi si oppone davvero – piccoli gruppi – tende a ghettizzarsi da solo La sinistra di ora assomiglia moltissimo a quella degli anni Venti. In piccola parte connivente o corrotta, in parte molto maggiore frastornata. Non mancano gli urlatori, i ribelli a parole, i dannunziani. Dirigenti sempre più incomprensibili, chiusi in se stessi, isolati; base non rassegnata ma impotente e confusa. E però - come allora – il regime è lungi dall'avere i plebisciti che propaganda. Lo appoggia solo un quarto della popolazione, e non sempre; una massa circa equivalente gli è ostile. La differenza è solo di volontà e di organizzazione. + + + Parlavamo di un giornale, e siamo finiti a parlare di queste cose. Ma che c'entra un giornale con la politica? E' che un giornale, un giornale vero, non può mai essere solo un giornale. La stessa ideologia “tecnica” (il buon mestiere, la precisione, la puntualità) di un giornale è di per sé immediatamente politica, molto più profondamente – spesso - della “politica” ufficiale. Lavorare, stare uniti, passar sopra alle piccole divergenze, sorridere, essere sempre efficienti o almeno cercare di esserlo, sentirsi profondamente parte di uno schieramento ampio e durevole e non di una semplice avventura, non essere osservatori ma militanti. Non rassegnarsi mai a nulla, e non illudersi mai. Governare le proprie azioni e speranze, in gruppo e singolarmente, come se vi fosse affidata la sorte di tutto. Questa era la cultura dei Siciliani. E questa serve ora. (Ucuntu, 10 agosto 2009) ______________________________________ PECORELLA & C. “Ma poi siamo sicuri che l'hanno veramente ucciso perché era contro la camorra? E chi lo dice? E se invece...”. Questo sarebbe l'avvocato-politico Pecorella, ex di sinistra e ora di Berlusconi, che parla di don Peppe Diana, il povero prete ammazzato dalla camorra nel '94. Avvocato, fra le altre cose, di camorristi: per cui non capisce se l'attacco a don Diana sia stata un'idea sua oppure no. Comunque, scoppiato il casino, Pecorella ha glissato un po', poi ha fatto le sue “scuse" ed eccolo ancora là, presidente della Commissione Parlamentare sul ciclo dei rifiuti, cioè sulla materia su cui la camorra fa i migliori affari. Il caso è chiuso, torneremo a indignarci un'altra volta. Come è chiuso il caso di Toni Zermo, che dopo la morte di Fava scriveva un giorno sì e l'altro pure che la mafia (ma c'è mafia a Catania?) non c'entrava, o di Tino Vittorio, che sulla non-mafiosità del delitto scrisse addirittura un libro (“La mafia di carta”: la vera mafia? Gli antimafiosi), o di Mario Ciancio, contro il cui monopolio Giuseppe Fava fece prima il Giornale del Sud e poi i Siciliani. Tanti anni dopo, Zermo fa ancora l'editorialista, Vittorio l'intellettuale nobile da convegno, e Ciancio fa ancora Ciancio. Facile prevedere che anche Pecorella, passato il breve infortunio, continuerà tranquillamente a fare il suo mestiere. È bella la solidarietà per i Siciliani, specialmente quando viene da giornalisti, politici, pensatori e in genere da “persone importanti”. Da loro però io preferirei avere un pensiero commosso in meno per “i ragazzi di Fava”, e una citazione in più per coloro che, senza sparare, tentarono in tutti i modi di eliminare Giuseppe Fava anche da morto, e sono ancora qui. Meno lacrime per i don Diana, e più galera per i Pecorella. (Ucuntu, 10 agosto 2009) ______________________________________ Operai E SE DOPO L'ESTATE, COSÌ ALL'IMPROVVISO, ARRIVASSE L'AUTUNNO? C'è chi l'ha fatto occupando una fabbrica (addirittura in cima alla gru), il ferragosto. Che pazzi, che disperati. Eppure, fra la sorpresa generale, hanno vinto. Hanno salvato la loro fabbrica, alla faccia di padroni e politici, e hanno dimostrato qualcosa che tutti si sforzano di far dimenticare: che gli operai esistono, che sono indispensabili e tanti, e che quando alla fine si muovono qualcosa di molto “strano” può ancora accadere Questi che vedete qua sopra sono esemplari rari, almeno ufficialmente, per due motivi. Uno: prima di tutto, sono operai. Una categoria che, stando alla tv e ai giornali, non c'è più. Esistono i bianchi, i neri, gli immigrati, i padani, i rumeni, i laziali e tutto il resto ma quelli che fanno le cose, che materialmente lavorano, in quanto comunità percepibile non esistono più. Il concetto di “operai”, da un certo momento, in poi, è stato abolito dai media e sostituito con altri più malleabili (i “popolani” di Bossi,per esempio). Due: questi sono operai vincenti. La loro fabbrica, la Innse, nella Milano “finanziaria” (= biscazziera) e non più industriale di questi anni, doveva chiudere per una speculazione edilizia. La “politica” non è intervenuta, per la buona ragione che non esiste più (la Moratti e Formigoni non sono più politici come Aniasi o Bassetti ma semplici mediatori d'affari). E allora? Far ronde, trovare un capo espiatorio, prendersela con qualche zingaro o lavavetri? No. Seguendo l'antica ricetta del nonno, gli operai dell'Innse si sono organizzati fra di loro, non hanno accettato i patti. Hanno occupato un pezzo di fabbrica – cinque di loro si sono addirittura piazzati in cima alla gru – e hanno passato l'estate così, lottando. Non per qualche idea straordinaria (anche per quella, a pensarci bene) ma semplicemente per difendere se stessi, il loro lavoro. Sapendo che se non ci pensavano loro, e quelli come loro, non ci avrebbe pensato nessun altro. Questo è l'evento politico dell'estate. I politicanti più abili, cioè la Lega, hanno capito subito la pericolosità mortale, per loro, dell'evento. E hanno subito gridato alla coartata libertà del padrone, all'indisciplina operaia, all'orribile - all'orizzonte - lotta di classe. E' giusto: il loro mestiere di crumiri (altro che “popolani”: loro sono quelli che hanno lasciato smantellare le fabbriche della Lombardia distraendo la gente con gli “al negro al negro”) li porta a capire prima degli altri queste cose. Non a caso sono stati loro, cinque anni fa, a denunciare: “Alla Zanussi, oltre metà sono stranieri!”. Questo è lo scontro vero. I potenti hanno paura degli operai, come sempre ne hanno avuta. Altro che veline e ronde: chi vive di lavoro, prima o poi, vuole più libertà e più benessere, e - unito con gli altri – in realtà li può ottenere. Ed ecco perché le parole “fabbrica”, “lavoro”, “operai” sono state proibite da lor signori: difficile che le troviate sui loro giornali e sulle loro tv. Ma sono le nostre parole. Più soldi a chi lavora, più società nelle fabbriche, più Marx (bestemmio?) e anzi, subito, più Keynes nel Paese. E, qui al sud, più Italia, cioè più Stato del popolo, cioè lotta finale al Sistema mafioso. Utopie? Va bene. Fra poco verrà l'autunno: dici che rinfresca un po'? Anche l' “autunno caldo”, quando io ero giovane - qualche anno fa - non se lo aspettava nessuno. Eppure. (Ucuntu, 19 agosto 2009) ______________________________________ L'ITALIA DI ENZO BALDONI Ma sì, per una volta lasciamoli perdere i mafiosi, i “papi" rimbambiti e i Calderoli. Pensiamo a persone serie, invece. Incomincia l'autunno, incomincia bene – coi lavoratori che iniziano a difendersi dalla crisi e votano a sinistra in Germania e in Giappone – e anche noi, qui, cominciamolo con fiducia e allegramente. Alla maniera di Enzo. E vai! Quanto tempo è passato dai tempi di Baldoni? Sembrano cinque anni, ma sono molti di più. Un secolo, è passato, fra l'Italia civile e pacifica che trottava sugli scarponi di Enzo e l'agglomerato impaurito e feroce che vediamo ora. Di Enzo, rimane la buona e incuriosita scrittura da "dilettante" da "viaggiatore" (parole profondissime, antiche nella cultura italiana: ora spazzate via, coi corrispondenti concetti, dall'assoluta non-traducibilità in italish); il sorriso mite e serio, da italiano che ha viaggiato; e quel coraggio autoironico, da Don Camillo o Peppone, alla "io-ci-provo" (non fu mica facile ammazzarlo: ci si dovettero mettere in più d'uno, contro l'omone bonario che si difendeva la vita). + + + Baldoni, da questa Italia di ora, ha avuto il miglior premio che ci si potesse aspettare: la dimenticanza. In questo paese da barzelletta, con Milano capitale della prostituzione minorile e della coca, con Napoli della caccia ai gay, con Roma e il suo buffo sindaco fascista, con i nazisti al governo e il governo mezzo casino e mezzo governo, che cosa c'entra gente come Baldoni? Ovvio che lo cancellino, che non ne parlino più, che cerchino di farlo dimenticare. Per noi ricordare Baldoni vuol dire due cose precise, una “cattiva” e una buona. Quella “cattiva”: il Feltri che ora ricatta i preti (per un milione di paga) per conto di Berlusconi è lo stesso Feltri che allora calunniò in tutti i modi possibili il “terrorista" Baldoni. "Vacanze intelligenti", "Il pacifista col Kalashnikov" e infine "Colpo in testa a Baldoni" furono allora i titoli di Feltri su Baldoni. Non credo che allora gli dessero già un milione per fare queste cose e sarei curioso di conoscere la cifra esatta. + + + Ma queste sono miserie. Il motivo vero per cui ricordiamo Baldoni è che egli è uno di noi, un essere umano libero, e un giornalista. Uno che faceva le cose, mica se ne stava a casa a piagnucolare “non si può fare”. Se avessimo ancora spazio, diremmo che cose alla Baldoni nel mondo, in questo momento, per chi sa vederle ci sono. Gli operai tedeschi che votano per la sinistra combattiva. Il Giappone dove la borsa sale, sale la disuccupazione – e la gente massicciamente vota a sinistra. L'Italia... Ma ne riparleremo in autunno. (Ucuntu, 31 agosto 2009) ______________________________________
Scritto da Riccardo Orioles
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20:06
Lunedì, 08 giugno 2009La Catena di San Libero - 8 giugno 2009 n. 383
In realtà
Giornale radio. Il "Polo della Libertà" di Silvio Berlusconi batte di misura, con poco più di due punti di vantaggio, l'"Ulivo" di Romano Prodi. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dunque incaricato oggi il dott. cav. Silvio Berlusconi di formare il Governo". Ma vediamo nel dettaglio i risultati delle elezioni. Forza Italia, al 35 per cento, perde due punti (a causa soprattutto all'astensionismo in Sicilia) mentre la Lega (10, 3 per cento) ne recupera uno grazie al successo della sua campagna "d'ordine" nei paesi più tradizionalisti della Baviera. "Basta con negri, ebrei, zingari, comunisti e omosessuali": uno slogan semplice ed efficace, i cui toni gli osservatori attribuiscono alla necessità di far presa su un target territoriale non certo composto da sofisticati intellettuali ma che ovviamente non comporta alcun pericolo reale per le categorie così indicate. Il risultato complessivo, 45,3 per cento, non è certo eclatante ma neanche da disprezzare. Difficilmente tuttavia consentirà l'attuazione del programma (Totalmaggioranzen, Fuhrerprinzip, Reich millenario) che il Capo aveva espresso alla vigilia delle elezioni. In fondo, in Italia - fanno notare alcuni - il governo è appoggiato, tenendo conto delle astensioni, solo dal 26,2 per cento degli elettori: "Un italiano su quattro. E con uno su quattro si può a malapena governare, altro che fondare regimi". A livello di gossip c'è da notare che molti esponenti del Polo non nascondono in privato la soddisfazione per le dure parole pronunciate a caldo da don Angelo Bagnasco (il successore di Baget Bozzo alla guida spirituale del Polo): "Aveu tegnù chiù u scagnu ("avesse tenuto chiusa la bottega" in genovese, ndr), 'stu belìn rimbambì fatt de viagra, avrimm fatt un cul così ai communist". Ma non è detto che il Polo sarebbe riuscito a conquistare la maggioranza assoluta anche se Noemi fosse rimasta a fare i compiti a casa sua. Molto più frastagliato, ma non meno compatto, lo schieramento dell'Ulivo, che ha mancato il sorpasso di soli due punti, attestandosi comunque su un onorevole 43,1 per cento. I Democratici (guidati stavolta da un dc combattivo e non da un "comunista" marpione) contribuiscono col 26,2 per cento. Segue Di Pietro (o meglio l'Italia dei Valori, visto che s'è finalmente deciso di abbandonare la personalizzazione) con un ottimo 8 per cento. Poi la Sinistra, (Prc, Sl, Pdci, Verdi) co un buon 6,1 per cento (un anno fa poco oltre il 4) e infine i radicali col loro 2,4 per cento. "Combatteremo uniti, governeremo uniti, difenderemo uniti i magistrati e la legge di tutti" ha dichiarato subito Di Pietro. "Certo. E uniti organizzeremo organizzeremo il primo sciopero generale unitario di tutti i lavoratori italiani e stranieri" ha aggiunto il leader della Sinistra, Zanotelli. "Giusto. Da oggi c'impegneremo in una opposizione dura e pura - ha concluso Prodi - contro questo governo piduista e razzista, per salvare l'Italia dalla crisi facendo appello alla sua più grande risorsa umana, non i banchieri e i manager ma il popolo dei precari e dei lavoratori. Viva l'Italia". ______________________________________ Il postberlusconi Riepilogo. Da oggi comincia il postberlusconi. Vincono Lega, Repubblica e Di Pietro. Perdono Noemi, Topolanek, Berlusconi e i poveri coglioni come me, di sinistra. Il sud non vota più, o per protesta o perché non ha mai capito davvero questa faccenda delle elezioni. Il bipolarismo è una buffonata, la legge elettorale vigente falsifica i risultati. I leader più cialtroni sono i miei di sinistra, che hanno messo la mia scheda (Fava, Vendola e Ferrero: nessuno è stato capace di dialogare) nel tostapane. Nei democratici, un combattivo Dc s'è rivelato più efficace di tutti i vari marpioni ex Pci: confermarlo (o lui, o Rosy Bindi, o dalla Chiesa). A destra c'è solo un italiano su quattro: basta inciuci e basta timidezze. Il governo, comunque, ora si chiama governo Bossi. - - - Cosa potrebbe tenerci insieme (per vincere alla prima elezione) quale potrebbe essere il collante comune? La Cgil e l'antimafia. La prima sta funzionando, ma non interessa Di Pietro (e non abbastanza al Pd). La seconda potrebbe essere sostenuta da tutti (e in Sicilia, ad esempio, dovrebbe essere sempre l'unica lista della sinistra e dintorni) ma, per mancanze umane e politiche dei suoi leader, non è all'altezza. I notabili dell'antimafia (Rita Borsellino, Fava, Crocetta, Lumia, ecc.) hanno corso ciascuno per sè, da primedonne. Il migliore Lumia (per la coerenza). La peggiore Rita (slogan: "Finché c'è Rita c'è speranza"). Non so ora chi di loro sia stato eletto e chi no: ma a questo punto, per la gente comune, non ha importanza. - - - Tutte queste belle cose che scriviamo sulle elezioni italiane ed europee, io e tutti gli altri, sono in realtà cose futili e senza importanza. Le vere elezioni ci sono già state, le ha vinte la sinistra - Obama in America, i progressisti in India (con una paria eletta vicepresidente), i vari rivoluzionari e riformisti in Sudamerica - e noi siamo ancora qui come tanti polli a guardarci l'ombelico. Negli anni Trenta l'Europa, con le sue atroci malattie politiche, poteva ancora rovinare il mondo: comandava lei. Adesso può fare al massimo un po' di baccano: il mondo è della Cina, dell'America, del Brasile, dell'India - delle nazioni moderne, territoriali, e non delle nostre piccole, divise e presuntuosissime città-stato. Non faremo un favore a nessuno ammettendo - con degnazione - che forse la razza bianca non è più Razza Superiore. Semplicemente, ci faremo accettare nel mondo, in questi pochi decenni in cui ancora possiamo farlo a buon prezzo. In Italia, poi, c'è da ridere. La donnetta di Treviso o Varese, rozza e incolta, il borgataro accoltellatore di Torbellamonaca, il borghese palermitano puzzolente di monnezza, decidono la nostra politica coccolati dai nostri "politici" cialtroni il cui massimo scopo nella vita è di trovarsi a cazzo di fuori in qualche villa kitsch con statuette e piscine e un paio di dozzine di giovani e meno giovani bagasce. E là fuori, nel mondo, ci sono l'India e Obama. ______________________________________ Solidarios Numerosi lettori hanno scritto per esprimere solidarietà a Graziella Proto dei Siciliani (vedi "Catena" del 5 giugno) e offrire il loro appoggio. Ne pubblichiamo di seguito alcuni, preceduti dalla "Lettera dalla Sicilia" ha dato origine al caso. - - - Lettera dalla Sicilia Graziella Proto, amministratrice e redattrice dei Siciliani anni '80, sta perdendo la casa per via dei vecchi debiti del giornale. L'antimafia è bella e tutti appoggiano l'antimafia, si capisce: però le cambiali, oltre vent'anni fa, le ha dovuto firmare Graziella. I Siciliani, una rivista "storica" e elogiata da tutti, vendeva fra 15 e 30mila copie. Però - imprenditori siciliani... - non aveva uno straccio di pubblicità, e quindi ci voleva qualcuno che firmasse cambiali. E questo qualcuno era Graziella. La cooperativa faceva parte della Lega delle Cooperative, che però in quel periodo aveva grossi affari coi Cavalieri. Il giornale era un fiore all'occhiello - stando ai discorsi - della Federazione della Stampa, dell'Ordine, dei compagni perbene di tutt'Italia e in genere dei progressisti. Però le cambiali le firmava Graziella. Graziella Proto, in questi venticinque anni, è stata uno dei più seri e validi - e meno propagandati - giornalisti antimafiosi. Negli ultimi anni, sempre di tasca sua, ha fatto una bellissima rivista, Casablanca, ed è riuscita a portarla avanti per quasi tre anni. Nel primo numero c'erano la Borsellino, la Alfano, il Riscatto della Sicilia, il Movimento delle donne, la Sinistra. Nessuna di queste nobili signore s'è fatta mai sentire, non fosse che per ringraziare. Infatti Graziella, per i pochi che avevano la bontà di conoscerla, era quella che firmava le cambiali. Nessuno l'ha mai citata - ad esempio - per la rischiosissime inchieste sui ragazzini di Paternò ammazzati da Santapaola. Non sappiamo cosa ne pensa Graziella. Ma noi pensiamo che parlare di informazione e di antimafia è una presa in giro se non si salva chi ha fatto informazione e antimafia non per un anno o due, ma per venticinque. Bisogna che intervengano coloro che debbono, subito e con urgenza. Sarebbe intollerabile vedere una Graziella vittima della mafia (vera) e dell'antimafia (a parole). Pino Maniaci e Riccardo Orioles - - - Associazione Antimafie "Rita Atria" wrote: < Dobbiamo ringraziare costantemente questo Stato per ricordare le vittime di mafia e presentare il conto ai vivi. Quindi la mafia ottiene un risultato pieno: uccide Pippo Fava e distrugge la vita di Graziella Proto e di altri. Si parla di pignoramento della casa di Graziella Proto al momento dell'omicidio Fava la presidente della cooperativa Radar proprietaria della testata I Siciliani di Pippo Fava (giornalista dalla mafia ucciso il 5 gennaio 1984). Facciamo un appello a tutti affinché dalle commemorazioni si passi ai fatti. Quel pignoramento è un insulto alla memoria di Pippo Fava e soprattutto è un atteggiamento inaccettabile da parte dello Stato nei confronti di chi nel tempo con atti concreti ha saputo resistere. Gli sconti li facciamo solo ai piloti, cantanti, etc... ma quel fallimento doveva essere condonato per dignità. Vi preghiamo di scriverci per essere informati sulle forme di protesta che attueremo, al momento ci stiamo organizzando - - - mila wrote: < la notizia su graziella mi ha molto colpita, la diffondo e inoltro a chiunque per far sì che tutti sappiano > - - - massimo mingrino wrote: < Come possiamo aiutare Graziella concretamente, noi semplici cittadini? Attendo fiducioso un riscontro. A presto. Massimo > Serena Malavasi wrote: < Io vivo al nord ma conosco sommariamente la storia de I Siciliani e vorrei, per quanto nelle mie possibilità, contribuire a sostenere Graziella > - - - Lia Didero wrote: < Ciao. qualche info in più, che magari si cerca di organizzare qualcosa, quassù nelle marche, in sostegno di Graziella? > - - - Pia Covre wrote: < Sono davvero straziata nel cuore per il contesto in cui siamo immersi, e mi sento come una povera farfalla rinchiusa in un bicchiere. Quando riusciremo a venir fuori da questo incubo che è diventato il SISTEMA italiano ci vedremo attorniati da macerie proprio come i terremotati... Si può far girare un appello a favore di Graziella per pagare i vecchi debiti? Io sono candidata alle europee ma ho rinunciato a spendere per la campagna e ho destinato i soldi della stampa a due onlus per bambini, ma potrei girare qualcosa anche per quella rivista che ha avuto così tanta importanza nel costruire una coscienza antimafiosa. Fammi sapere come posso fare > - - - Ariel Paggi wrote: < Tenendo conto degli affari che fa in tutto il paese, Sicilia compresa dovrebbe pagare la Uniccop > ______________________________________ Benito D'Ippolito wrote: Rileggendo Pippo Fava < È una frase retorica bella e trita e bugiarda, la frase che dice che quando muore una persona buona cento altri sorgono a prendere il suo posto. Quegli occhi che videro la luce sono spenti per sempre. Quelle mani, quella voce, per sempre ridotte a nulla. Quell'inesausta voglia di vivere divorata per sempre dall'orco. Restano le opere, frutto dei giorni e dell'orgoglio di essere vivi. Restano queste parole che adesso rileggo e che prolungano la lotta di un giusto. Quel che non muore è solo quel che lasci, quello che agli altri doni, la decisione presa, una volta per sempre. > ______________________________________ Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente per liberarsene, basta scrivere a riccardoorioles@gmail.com -- Fa' girare. "A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava) ______________________________________ La "Catena di San Libero" è una e-zine gratuita, indipendente e senza fini di lucro. Viene inviata gratuitamente a chi ne fa richiesta. Per riceverla, o farla ricevere da amici, basta scrivere a: riccardoorioles@gmail.com. La "Catena" non ha collegamenti di alcun genere con partiti, lobby, gruppi di pressione o altro. Esce dal 1999. 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Lettera dalla Sicilia
Graziella Proto, amministratrice e redattrice dei Siciliani anni '80, sta perdendo la casa per via dei vecchi debiti del giornale. L'antimafia è bella e tutti appoggiano l'antimafia, si capisce: però le cambiali, oltre vent'anni fa, le ha dovuto firmare Graziella. I Siciliani, una rivista "storica" e elogiata da tutti, vendeva fra 15 e 30mila copie. Però - imprenditori siciliani... - non aveva uno straccio di pubblicità, e quindi ci voleva qualcuno che firmasse cambiali. E questo qualcuno era Graziella. La cooperativa faceva parte della Lega delle Cooperative, che però in quel periodo aveva grossi affari coi Cavalieri. Il giornale era un fiore all'occhiello - stando ai discorsi - della Federazione della Stampa, dell'Ordine, dei compagni perbene di tutt'Italia e in genere dei progressisti. Però le cambiali le firmava Graziella. Graziella Proto, in questi venticinque anni, è stata uno dei più seri e validi - e meno propagandati - giornalisti antimafiosi. Negli ultimi anni, sempre di tasca sua, ha fatto una bellissima rivista, Casablanca, ed è riuscita a portarla avanti per quasi tre anni. Nel primo numero c'erano la Borsellino, la Alfano, il Riscatto della Sicilia, il Movimento delle donne, la Sinistra. Nessuna di queste nobili signore s'è fatta mai sentire, non fosse che per ringraziare. Infatti Graziella, per i pochi che avevano la bontà di conoscerla, era quella che firmava le cambiali. Nessuno l'ha mai citata - ad esempio - per la rischiosissime inchieste sui ragazzini di Paternò ammazzati da Santapaola. Non sappiamo cosa ne pensa Graziella. Ma noi pensiamo che parlare di informazione e di antimafia è una presa in giro se non si salva chi ha fatto informazione e antimafia non per un anno o due, ma per venticinque. Bisogna che intervengano coloro che debbono, subito e con urgenza. Sarebbe intollerabile vedere una Graziella vittima della mafia (vera) e dell'antimafia (a parole). Pino Maniaci e Riccardo Orioles ______________________________________ "Non sta succedendo niente". L'Italia all'epoca del bavaglio Centinaia di notizie, grandi e piccole, danno l'idea di un paese che sta diventando davvero molto strano. Ma per la maggior parte non circolano, o circolano in maniera edulcorata e corretta, senza contesto. Forse il Grande Fratello (quello di Orwell) è tutto qui. Un paese di plastica, che in realtà esiste solo dentro il televisore. Mentre il paese vero, privo di idee e di governo, tira a campare giorno per giorno sprofondando sempre di più Palermo (Sicilia). Il giudice Roberto Scarpinato ha rivelato come il governo abbia recentemente tolto alle procure la password per accedere ai conti correnti, mpedendo così il sequestro di enormi capitali mafiosi. - - - Milano (Lombardia). E' stata revocata con 29 voti a favore, 24 contrari e un astenuto la Commissione antimafia recentemente istituita in seno al Consiglio comunale. - - - Catania (Sicilia). A giudizio per bancarotta fraudolenta i padroni della ditta Elmec di Piano Tavola. Parte civile i lavoratori, che da due anni occupavano la fabbrica per difendere il posto di lavoro. - - - Castelfranco (Veneto). Un referendum dei lavoratori bianchi della Global Garden ha approvato la proposta dell'azienda - che costruisce macchine da giardino e impiega circa mille operai fra bianchi e neri - di cacciare gli operai neri dalla fabbrica per meglio superare la crisi. - - - Catania (Sicilia). Sei ragazzi del movimento studentesco hanno ricevuto dalla Procura una notifica, da parte "in ordine al delitto di deturpamento di immobili perché con numerosi altri soggetti non identificati nel corso di una manifestazione con corteo in via Etnea di Catania raggiungevano la piazza del Duomo, dove deturpavano ed imbrattavano il palazzo muncipale lanciando uova, pomodori e carta igienica contro il portone e la facciata". - - - Palermo (Sicilia). E' stata assegnata all'Ordine dei giornalisti di Sicilia la villa confiscata ai fratelli Sansone. La richiesta di assegnazione di un bene confiscato alla mafia era stata presentata da tempo dall'Ordine dei giornalisti di Sicilia, che ha espresso "viva soddisfazione per il riconoscimento della funzione sociale svolta dall'ordine dei giornalisti, a difesa della legalità". In Sicilia l'Ordine regionale (vivamente contestato dall'Ordine nazionale) ha recentemente difeso la legalità cercando di ridurre al silenzio la tv antimafiosa Telejato. - - - Corleone (Sicilia). Per aver partecipato alla Giornata della Memoria di "Libera" Giovanni Labruzzo, Eugenio Provenzano ed Enrico Labruzzo, tre studenti corleonesi, sono stati cacciati via dagli scout dal parroco Giuseppe Gentile (lo stesso che aveva officiato le nozze della figlia di Totò Riina). - - - Trieste (Venezia Giulia). Gira armato il presidente leghista del Consiglio regionale, Edouard Ballaman. L'arma, una 357 magnum, non viene tuttavia portata in aula durante le riunioni. - - - Bassano del Grappa (Veneto). Diventa legale, grazie a un disegno di legge della Lega, la produzione casalinga di grappa. - - - Catania (Sicilia). Al processo per le infiltrazioni mafiose nella festa della patrona cittadina Sant'Agata è emerso che processione, "candelore", fermate e festa venivano gestite, per ragioni di prestigio, dal clan cittadino dei Santapaola. - - - Canicattì (Sicilia). Identificato dai carabinieri il responsabile della morte del cagnolino seviziato e ucciso il 10 maggio scorso nei pressi della villa comunale. Si tratta di un ragazzino di nove anni il quale dopo aver ucciso il cane impiccandolo si è fatto filmare con i cellulari da altri ragazzini di età compresa tra i tredici e i quindici anni. - - - Scandiano (Emilia). Un quindicenne è morto per un malore mentre nuotava nella piscina "L'Azzurra" a Scandiano, in provincia di Reggio Emilia. Il ragazzo, che frequentava la terza media, si era sentito male, forse per una congestione, poco dopo essersi tuffato. Inutile l'intervento del bagnino e dei medici subito accorsi. Alcuni degli altri bagnanti non hanno lasciato la vasca, continuando a restare immersi durante le operazioni di soccorso a bordo piscina e nonostante gli inviti dei responsabili della struttura. - - - Urbino (Umbria). Un anziano turista è morto d'infarto mentre con altri faceva la fila per visitare la mostra di Raffaello a Palazzo Ducale. C'è stato appena il tempo di ricoprire il cadavere con un lenzuolo bianco che già gli altri turisti avevano cominciato a riprenderlo con videocamere e flash. - - - Sanremo (Liguria). Un uomo di 47 anni, Bruno Fazzini, è morto per un ictus dopo essere rimasto in coma per circa dodici ore sul pianerottolo di casa. Nessuno dei vicini l'ha aiutato e diversi hanno scavalcato il corpo risalendo le scale. "Credevo fosse ubriaco" ha dichiarato uno". - - - Napoli (Campania). Sedicenne minaccia di accoltellare il fratellino ricattando la mamma: "Cento euri o l'ammazzo". - - - Sulmona (Abruzzo). Alla Magneti Marelli (Sistemi Sospensioni spa, Gruppo Fiat, 750 operai) occorre un permesso scritto per andare in bagno. E' un piccolo tagliando su carta intestata dal titolo "permesso interno". - - - Rosarno (Calabria). Tre imprenditori agricoli di Rosarno sono stati arrestati perché accusati di far parte di una associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù degli immigrati. Le indagini dei carabinieri hanno portato alla luce svariate storie di induzione alla prostituzione, estorsioni, maltrattamenti e violenze commesse approfittando dello stato di necessità e delle precarie condizioni di vita. - - - Palermo (Sicilia). Assessore regionale indagato per rapporti con clan mafiosi e compravendita di voti e preferenze. Accusato dai pentiti del clan di Resuttana, l'assessore Antinoro nega le accuse. Morire di "informazione" Continua il percorso delle testate libere catanesi per costruire insieme un giornale che veramente racconti la città. E' stata messa in funzione l'Associazione Lavori in corso, è stata completata la prima inchiesta. Ma perché l'informazione, qui e ora, è così importante? Pare che Mauro Rostagno sia stato ammazzato dai mafiosi. Dopo ventun anni è ufficiale, sembra che anche Peppino Impastato sia stato ucciso da loro e non (come dicevano Corriere, Repubblica, Giornale di Sicilia e televisione) da una bomba mentre faceva un attentato. Bene. La verità prima o poi viene a galla, qua in Sicilia. Magari - come nel caso di Peppino - dopo dieci anni. O come per Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia e non - come dicevano Toni Zermo, Tino Vittorio e gli altri pezzi grossi catanesi - per qualche storia di donne. E Borsellino, e Falcone? Professionisti dell'antimafia, secondo i giornali isolani ma anche secondo il nobile Corriere. E Francese, e De Mauro, e Alfano, e quelli di Portella? La mafia, secondo i giornalisti siciliani, non ha mai ucciso quasi nessuno. Qualcuno è morto sì, ma perché irrispettoso o caustico o, peggio di tutto, comunista. In quasi tutti i casi la verità vien fuori grazie a pochissime persone (Umberto Santino per Impastato, I Siciliani per Fava, ecc.), contro la stampa “perbene” e nell'indifferenza della maggior parte dei siciliani. L'omertà della stampa rincretinisce sempre più i lettori, che essendo rincretiniti vogliono una stampa sempre più omertosa. Questo circolo vizioso, che una volta era tipicamente siciliano, adesso è felicemente nazionale, e produce i governi. La rozza Sicilia, riducendola al proprio livello, s'è infine così vendicata della civile Lombardia. Sicilia capta probum victorem smerdavit. - - - La questione dell'informazione (disinformazione scientifica, propaganda) qui e ora è la più importante di tutte, senza paragone. E' lei che fa Cosa Nostra e Berlusconi. E' lei ha creato i Bossi e i Ciancimino (ma qualcuno sa più chi era fra i politici Ciancimino? E qualcuno nota più cosa veramente dice Bossi?), lei che accoltella o affoga in mare gli emigranti, lei che un tempo sparava ai sindacalisti. I politici vengono dopo, si limitano a raccogliere i frutti di ciò che l'”informazione” ha seminato. Non è una situazione riformabile dall'interno. L'informazione ufficiale nel suo complesso, tecnologie o non tecnologie, può forse peggiorare (non ha ancora proposto, ad esempio, la sterilizzazione degli zingari o il lavoro forzato nei centri-lager) ma non può migliorare assolutamente, salvo che in individui singoli e pronti a finir male. Perciò siamo tanto fanatici dei nostri pochi giovani e della nostra poca e povera libera informazione. Son pochi, ma esistono. Potrebbero attraversare il ventennio – 1994-2014: vent'anni – come fu attraversato il primo. Debbono rafforzarsi, debbono collegarsi, debbono - Gobetti - cercare lo scontro senza illusioni, non l'ottimismo. - - - Le cose, qui in Italia, vanno come in fondo sono sempre andate. C'è piazza Venezia piena, c'è il duce, c'è la difesa della razza, ora c'è anche Claretta. Che buon popolo buffo saremmo stati, se in mezzo ai gerarchi panzoni, ai professori con tessera e ai tengo-famiglia non ci fosse anche quel cinque-dieci per cento di nazisti fanatici, di incamiciati sbraitanti, di assassini. Avrebbe potuto essere una commedia italiana, una delle tante: così invece, se non succede qualcosa (ma cosa?), finirà prima o poi in dramma, alla croata. - - - Bergamo (Lombardia). Applicando un vecchio regolamento di polizia urbana, l'amministrazione (di centrosinistra) ha comunicato che è permesso chiedere l'elemosina per le vie del comune, ma per la durata massima di un'ora. - - - Padova (Veneto). Scritti sulle lavagne, per ordine della preside Anna Bottaro, i nomi dei diplomandi di origine straniera. Lo scopo,secondo la preside, è quello di invitare quelli di loro che fossero privi di permesso di soggiorno a "consegnarlo entro domani" prima di sostenere l'esame. - - - Catania (Sicilia). Conferenza all'Università, insieme al rettore neo-eletto, del politico siciliano Marcello Dell'Utri, da poco assolto per prescrizione dal reato di "minaccia grave" ai danni di un imprenditore trapanese. Coimputato di Dell'Utri era nell'occasione il boss trapanese Vincenzo Virga, da poco accusato di essere il mandante dell’omicidio di Mauro Rostagno. Argomento della conferenza "Il buongoverno dei giovani" visto da Dell'Utri. La successiva conferenza è stata su "Il Futurismo: avanguardia dall'Italia al mondo", on.Gianfranco Fini, Facoltà di Lettere, Aula Magna. ______________________________________ Morire di "informazione" o farcene una noi Continua il percorso delle testate libere catanesi per costruire insieme un giornale che veramente racconti la città. E' stata messa in funzione l'Associazione Lavori in corso, è stata completata la prima inchiesta. Ma perché l'informazione, qui e ora, è così importante? Pare che Mauro Rostagno sia stato ammazzato dai mafiosi. Dopo ventun anni è ufficiale, sembra che anche Peppino Impastato sia stato ucciso da loro e non (come dicevano Corriere, Repubblica, Giornale di Sicilia e televisione) da una bomba mentre faceva un attentato. Bene. La verità prima o poi viene a galla, qua in Sicilia. Magari - come nel caso di Peppino - dopo dieci anni. O come per Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia e non - come dicevano Toni Zermo, Tino Vittorio e gli altri pezzi grossi catanesi - per qualche storia di donne. E Borsellino, e Falcone? Professionisti dell'antimafia, secondo i giornali isolani ma anche secondo il nobile Corriere. E Francese, e De Mauro, e Alfano, e quelli di Portella? La mafia, secondo i giornalisti siciliani, non ha mai ucciso quasi nessuno. Qualcuno è morto sì, ma perché irrispettoso o caustico o, peggio di tutto, comunista. In quasi tutti i casi la verità vien fuori grazie a pochissime persone (Umberto Santino per Impastato, I Siciliani per Fava, ecc.), contro la stampa “perbene” e nell'indifferenza della maggior parte dei siciliani. L'omertà della stampa rincretinisce sempre più i lettori, che essendo rincretiniti vogliono una stampa sempre più omertosa. Questo circolo vizioso, che una volta era tipicamente siciliano, adesso è felicemente nazionale, e produce i governi. La rozza Sicilia, riducendola al proprio livello, s'è infine così vendicata della civile Lombardia. Sicilia capta probum victorem smerdavit. - - - La questione dell'informazione (disinformazione scientifica, propaganda) qui e ora è la più importante di tutte, senza paragone. E' lei che fa Cosa Nostra e Berlusconi. E' lei ha creato i Bossi e i Ciancimino (ma qualcuno sa più chi era fra i politici Ciancimino? E qualcuno nota più cosa veramente dice Bossi?), lei che accoltella o affoga in mare gli emigranti, lei che un tempo sparava ai sindacalisti. I politici vengono dopo, si limitano a raccogliere i frutti di ciò che l'”informazione” ha seminato. Non è una situazione riformabile dall'interno. L'informazione ufficiale nel suo complesso, tecnologie o non tecnologie, può forse peggiorare (non ha ancora proposto, ad esempio, la sterilizzazione degli zingari o il lavoro forzato nei centri-lager) ma non può migliorare assolutamente, salvo che in individui singoli e pronti a finir male. Perciò siamo tanto fanatici dei nostri pochi giovani e della nostra poca e povera libera informazione. Son pochi, ma esistono. Potrebbero attraversare il ventennio – 1994-2014: vent'anni – come fu attraversato il primo. Debbono rafforzarsi, debbono collegarsi, debbono - Gobetti - cercare lo scontro senza illusioni, non l'ottimismo. - - - Le cose, qui in Italia, vanno come in fondo sono sempre andate. C'è piazza Venezia piena, c'è il duce, c'è la difesa della razza, ora c'è anche Claretta. Che buon popolo buffo saremmo stati, se in mezzo ai gerarchi panzoni, ai professori con tessera e ai tengo-famiglia non ci fosse anche quel cinque-dieci per cento di nazisti fanatici, di incamiciati sbraitanti, di assassini. Avrebbe potuto essere una commedia italiana, una delle tante: così invece, se non succede qualcosa (ma cosa?), finirà prima o poi in dramma, alla croata. ______________________________________ I compagni Ma uno dopo l'altro, ancora impietriti dall'orrore, Li risvegliava l'affetto e li faceva parlare Sapendo, in quella pena, che c'era molto da fare Perchè non fosse inutile Perchè vivesse ancora Dieci creature sole, senza dei a portar doni Di genio o d'eroismo nella notte feroce: E una dopo l'altra prendono la parola Consigliando i compagni, inghiottendo il dolore, Decidendo con calma ciò che faranno insieme Sapendo che lo faranno, fra dieci anni o domani E che in questo se stessi resta un uomo e il suo dono (dalla redazione dei Siciliani, con Graziella, 1984) ______________________________________ Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente per liberarsene, basta scrivere a riccardoorioles@gmail.com -- Fa' girare. "A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava) ______________________________________ La "Catena di San Libero" è una e-zine gratuita, indipendente e senza fini di lucro. Viene inviata gratuitamente a chi ne fa richiesta. Per riceverla, o farla ricevere da amici, basta scrivere a: riccardoorioles@gmail.com. La "Catena" non ha collegamenti di alcun genere con partiti, lobby, gruppi di pressione o altro. Esce dal 1999. L'autore è un giornalista professionista indipendente. Puoi riprenderla su web, mail, volantini, giornali ecc, purché non a fini di lucro. Puoi forwardarla ai tuoi amici. Se hai un sito o un blog puoi montarci la "Catena" e i successivi aggiornamenti. 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Scritto da Riccardo Orioles
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10:21
Martedì, 10 febbraio 2009La Catena di San Libero - 10 febbraio 2009 n. 381Tecnica del colpo di stato Ci sono due tipi di persone completamente differenti, in questi giorni, che appaiono confuse fra loro ma non hanno, come esseri umani, assolutamente nulla in comune. Quelli che in buona fede "difendono la vita" e la danno giustamente un valore superiore a ogni altra cosa. E quelli che difendono semplicemente un potere. I primi sbagliano solo, secondo me, su un elemento di fatto: un corpo che credono vivo (per come presentato dai media) e che in realtà non lo è. I secondi, lucidissimi, gestiscono il passaggio finale del Piano di Rinascita: l'abolizione dell'odiata democrazia (comunista, faziosa, antifascista, demagogica, senzadio, modernista e chi più ne ha più ne metta: sono tutte definizioni storicamente usate in un momento o nell'altro) e l'instaurazione del regime d'ordine, della dittatura dei pochi. Ai primi bisogna tributare più che mai rispetto, perché seguono una coscienza, e la diversità di opinioni non menoma la loro onestà di cittadini. E' ormai da generazioni che i cattolici, in Italia, hanno superato il loro esame civile. Non c'è stata battaglia sociale, dagli anni Settanta in poi, in cui credenti e non credenti si siano sostanzialmente differenziati. Il triste Vaticano di Ratzinger non è che un episodio passeggero e ha le sue radici in luoghi "laici" (neoconneries, razzismi, idolatrie dei consumi), non in una cultura cattolica diffusa. Non è il primo papa che "fa politica" e s'illude, facendola, di esercitare chissà quale funzione provvidenziale. Ma costruisce sull'acqua: la chiesa è papa Giovanni, non è lui. Due cose, dal sessantotto in poi, sono veramente cambiate nella società italiana: i cattolici e le donne. Chi vuol resuscitare i Pii dodici ha la stessa consistenza storica e la stessa probabilità di successo di una Carfagna che teorizzasse un ritorno ai poteri monarchici di qualche madame Pompadour. --- E' vero invece che, su un terreno accuratamente scelto e con una programmazione evidentemente ben meditata, il regime sonda il colpo di stato. Alcune cose dette da Berlusconi in questi giorni sono da impeachment ai sensi dell'articolo 90 della Costituzione. Benissimo ha fatto il Presidente della Repubblica a fare - sostanzialmente - appello al popolo in questo caso. Garante della Repubblica e Capo delle forze armate, egli ha materialmente i poteri per fermare il putsch. Che non è fatto solo di propaganda e politica ma di risorse concrete (ultras, camorristi, squadristi organizzati) che potrebbero in un domani essere mobilitate, non per la prima volta, a sostegno di un golpe neanche tanto "legale". In questi giorni difficili, i più decisivi dalla fondazione della Repubblica in poi, manca però un protagonista fondamentale, la sinistra. Nella sua connotazione moderata come in quelle più radicali, essa sta dando una prova penosa di superficialità, leggerezza e disunione. Fra i "democratici", i grotteschi egocentrismi di Veltroni; fra i "rivoluzionari", cinque o sei partiti e aspiranti partiti ridicolissimi, non in grado nemmeno di fare una lista unica in un momento come questo; Di Pietro a condire il tutto con le tirate "rivoluzionarie" contro Napolitano. Tocca a noi "cittadini semplici", a quanto pare, tirarci fuori dai guai. Un esempio da seguire c'è, ed è quello del movimento antimafia degli anni Ottanta e Novanta. Che in momenti difficili, con i politici nel pallone e la Repubblica sotto il mirino dei potenti, ha pur saputo unirsi, fare Cln e fare rete, essere trasversale ma risoluto, attaccare. Certo è durato poco, ma forse allora, in quegli anni, ha impedito molte cose. E' ora di ristudiarlo con attenzione, capire i suoi punti di forza ed i suoi errori, rifarlo senza questi ultimi ma con la stessa decisione. E' l'unica via d'uscita, adesso, e in fondo è sempre la stessa e si potrebbe anche chiamare Resistenza. ______________________________________ Italien "Vietato curare i negri". "Denunciare gli stranieri sospetti". "Vietato dormire su questa panchina". "Solo per bianchi". "Per eventuali delazioni, rivolgersi all'Ufficio Spie". E il governo che proclama: "Sì, siamo molto cattivi". Non è che per caso sta cambiando qualcosa, in questo paese?. ______________________________________ Mailand Milano. L'assessore alla cultura, per commemorare i futuristi, organizza una "Rissa in Galleria" con ballerini, attori, ecc. Nessuno però avverte i vigili, che arrivano, vedono la rissa e bloccano i "rissanti", fra cui l'assessore. "Lei non sa chi sono io!". Trambusto, concitazione, poi tutti a casa. Al liceo Parini, invece, dove c'è un dibattito sul darwinismo, di notte arrivano i giovani del Comitato antievoluzionista (che combattono Darwin, scimmie e tutto il resto) e appendono dei pupazzi scimmieschi sul portone, a titolo di contestazione. Al Comune, politici e Ufficio legale cercano un modo di salvare gli stipendi dei supermanager delle SpA comunali: Catania dell'Atm, Bonomi della Sea ecc.: mezzo milione di euri ciascuno, ma la Corte dei Conti - visti i parametri di legge - dice che sono troppi e invita "ad adottare gli interventi correttivi ritenuti opportuni". Peggio dei comunisti, del cardinal Tettamanzi, della Cgil, del Leoncavallo. Nei bar chi ne ha voglia (pochi, col freddo che fa) discute della notizia del giorno, la condanna del capo-lega di Rovato (Brescia) per violenza di gruppo e stupro: da sindaco aveva organizzato pattuglie e ronde contro le prostitute rumene; da privato cittadino, con altri giovinastri, ne aveva sequestrato e violentato una. Discorsi da bar, e con cautela, perché nei telegiornali non se ne parla e le ronde padane, ormai ufficializzate per legge, potrebbero segnarsi i nomi di chi parla troppo... Vicino alla dogana, nel frattempo, è morto il settimo barbone di quest'inverno. E' morto di freddo e gelo, morte naturale. Nessuno gli ha dato fuoco, ed è già qualcosa. ______________________________________ Facciamoci conoscere La Svizzera ha approvato in un referendum la libera circolazione dei lavoratori con l'Unione europea, compresi bulgari e rumeni. Tutti i cantoni hanno votato sì con larga maggioranza, meno i quattro tradizionalmente più retrivi. Fra questi ultimi si è distinto (sessantacinque per cento dei voti contro i lavoratori) il Canton Ticino, l'unico cantone svizzero abitato da italiani. ______________________________________ Nel frattempo Si può essere violentate, se si è donne, da un gruppo di rumeni ubriachi o da una banda di ragazzini-bene di Como. Si può essere fatti fuori, se si è neri, da un camorrista campano o da un barista milanese. Si può essere bruciati vivi, se si è senza casa, da tre coatti laziali o da quattro annoiati ragazzi riminesi (questi ultimi sono già fuori di galera, quattro mesi dopo). Tutto ciò è indubbiamente complesso e dà infatti luogo a dibattiti molto approfonditi. Nel frattempo: - mettere le donne in condizioni di difendersi contro i maschi, lombardi o albanesi che siano: porto d'armi gratuito per le donne, a semplice richiesta; armi da fuoco, non peperoncino; - mettere gli immigrati in condizioni di essere veramente difesi dalla legge: arruolare subito diecimila carabinieri e poliziotti immigrati, cittadini italiani; se ci sono gli operai neri, non si vede perché non ci debbono essere i poliziotti neri, come in America; - difendere l'italianità, l'identità nazionale e tutte le altre belle cose di cui si parla: se fai lo stronzo non sei italiano, ci fai fare figura di merda a tutti; perciò chi picchia un immigrato, molesta una donna, fa il razzista o il nazista va preso, privato della cittadinanza italiana, imbarcato su una nave e regalato al Marocco, al Senegal, a chi se lo prende. Potrà tornare in Italia dopo dieci anni e dopo avere attraversato il Mediterraneo in canotto. La sua carta di cittadino italiano, nel frattempo, sarà stata data a un marocchino o un senegalese ufficialmente "clandestino" ma onesto e lavoratore. ______________________________________ Giornali e razzismo Meno male che c'è il Cospe, una delle organizzazioni promotrici della campagna "Mettiamo al bando la parola clandestino", altrimenti non avrei mai scoperto la caccia al rumeno lanciata da "Il Giornale" sul proprio sito web, da cui mi tengo prudentemente alla larga. Il 4 febbraio, alla vigilia del decreto che trasforma i medici in poliziotti/spie, legalizza le ronde di vigilantes e batte cassa sulla pelle dei più poveri con la tassa sul permesso di soggiorno, il sito ilgiornale.it dà lezioni di populismo con l'articolo "Cacciamoli. Bucarest si riprenda le sue canaglie": http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=325970 Un articolo che sarebbe ridicolo se non fosse inquietante, dove Paolo Granzotto parla di "rispedire al mittente la feccia romena", e spera "che non mi si dia del razzista se chiamo col loro nome individui che ammazzano, stuprano, rubano agendo con furore belluino". Il teorema è semplice: mandiamoli a casa loro perché da noi la giustizia è troppo buonista. Granzotto si chiede anche "se desti più furore sapere che il colpevole in qualche modo l'ha fatta franca - magari scarcerato dopo un paio di giorni - o sapere che è fuori dai piedi, in qualche galera o in qualche souk [sic!] romeno". E che saranno mai questi "souk romeni"? L'immagine evocata da questo articolo è quella di un carcere duro tipo quello che ospitava Dustin Hoffman e Steve McQueen in "Papillon", dove carcerieri unti e nerboruti sono pronti a farti fuori al minimo gesto di ribellione. In realtà ci vuol poco a confondere i mercati arabi con un piatto nordafricano, e dall'unione dei "suq" con il "couscous" nasce il "souk" di Granzotto. La notizia gira su Facebook fino ad incontrare l'ironia dello scrittore pugliese Giuliano Pavone: "dall'articolo si evince che Granzotto non sa cosa sia un suq, convinto che la Romania - dove notoriamente si parla l'arabo, altrimenti non potrebbero essere così canaglie - sia piena di suq. A quando i kibbutz paraguayani e gli igloo congolesi?" Il senso di grottesco che nasce da questo esempio eclatante di disinformazione aumenta al pensare che queste cose sono scritte anche con soldi "rumeni": quelli versati al fisco dai lavoratori immigrati e successivamente dirottati ai quotidiani grazie ai finanziamenti pubblici. Se fossimo un paese civile, il razzismo ce lo pagheremmo almeno di tasca nostra, e oltre alla "feccia rumena", avremmo il coraggio di perseguire anche quella italiana, perfino quando si nasconde nei banchi del Parlamento e nelle redazioni prestigiose. [Carlo Gubitosa] ______________________________________ Libero e il Riformista Dello stesso padrone, il sor Giampaolo Angelucci. Che, ha detto il giudice prima di mandarlo ar gabbio per una serie di milionari intrallazzi con le cliniche private, li usava imparzialmente entrambi per "fare lobby" (in latino: ricatti) sui politici che annavano lobbizzati. Di cui, il Riformista signorilmente glissa e parla d'altro mentre il sanguigno Feltri sbraita: "Vonno mette a tacè er ggiornale ppiù Libbero! Er mio ggiornale!". Tutt'e due so' giornali "politici" e, in quanto tali, cianno li scudi pubblici assicurati. Più quelli de Angelucci, che nun sso' pochi. ______________________________________ La Storia “Silvio Berlusconi, interrogato al termine di una cena della principessa Nicoletta Odescalchi...". ______________________________________ La base Il ministro della difesa La Russa, sul quotidiano La Sicilia di Catania: “Sigonella diventerà ancora di più un punto nevralgico della sicurezza dove si concentreranno le forze di intelligence dell’Italia e della Nato, e questo non solo aumenterà il ruolo italiano nella Nato, ma darà posti di lavoro con l’arrivo di alcune migliaia di americani, cioè le 800 famiglie dei militari”. Il proprietario de La Sicilia, il costruttore Mario Ciancio, è proprietario di un immenso aranceto nel territorio di Lentini di cui, provvidenzialmente, l’amministrazione comunale ha autorizzato a variare la destinazione d’uso. Vi potranno essere costruite più di mille villette unifamiliari per il personale USA di Sigonella. Per il progetto esecutivo e i futuri lavori esiste già una società, la Scirumi Srl. I soci? La Maltauro di Vicenza e la famiglia Ciancio. [antonio mazzeo] Bookmark: www.terrelibere.it ______________________________________ Carta d'identità "Giuseppe Gatì Savio, nato ad Agrigento il 18 /10/1986, residente a Campobello di Licata (AG), cittadino libero. Ho voluto specificare il mio “status”, per combattere il servilismo che ogni giorno di più avvolge il nostro Paese. Ho scelto di rimanere in Sicilia, di non andare via anche se vivere qui è duro, durissimo...". Così si presentava sul suo blog Giuseppe Gatì, morto sabato mentre lavorava in campagna aiutando suo padre. Un siciliano d'altri tempi: fiero, lavoratore, affezionato alla famiglia, coraggioso e buono. Sulla stampa perbene ha avuto quattro misere righe, da morto sul lavoro. Qualcuno, di sfuggita, ha ricordato che aveva contestato Sgarbi in Sicilia: ma questo certamente non basta a farne un personaggio mediatico, ci mancherebbe. Ha lavorato, ha studiato, ha fatto la sua breve utile vita: lontano dai palazzi, completamente estraneo al mondo artificiale e spregevole dei Vip. Un pezzo di questo mondo, con la consueta arroganza, a un certo punto è piombato in Sicilia, con le fattezze di Sgarbi, chissà perché. I "cappeddi", i notabili, i nobili culo-a-ponte di Agrigento e Salemi si sono affrettati a servirlo, a riverirlo abiettamente, a strisciargli ai piedi. Giuseppe, ragazzo siciliano, invece no: gli si è piantato davanti e "Viva l'antimafia! - gli ha urlato in faccia - Viva Caselli!". I servi guardaspalle siciliani, fra le urla degli altri servi e gli applausi del pubblico servo, l'hanno afferrato e portato via. Ma là, per un istante, s'è udita la voce vera della Sicilia, ed era una voce giovane, senza paura. Sbava, Sgarbi, strisciate, servi, ringhiate la vostra rabbia quanto volete: la voce vi azzera tutti, è più forte di voi. Viva Caselli, viva la nostra antimafia, viva sempre Giuseppe ragazzo siciliano. Bookmark: www.lamiaterraladifendo.it/ ______________________________________ Pizzini coppol32@coppolasalvatore.191.it wrote: <...ho partecipato con uno stand Coppola Editore alla Fiera del libro di Torino dove ho esposto I "pizzini" della legalità (allegato) e ho conosciuto Rosario Esposito La Rossa (allegato) che mi ha chiesto se fossi disponibile a pubblicarne sulla camorra e da allora ne abbiamo stampato 5 titoli (nell'allegato ultimi 5 titoli).. Tempo fa Rosario mi aveva chiesto se fosse possibile farli a Scampia, ma c'erano problemi logistici e di investimento capitali X stampanti, carta, macchinari e luogo che potesse ospitare questa fabbrica. Dai primi di gennaio a ieri abbiamo risolto questi problemi, per cui entro fine settimana tutto dovrebbe essere disponibile a Scampia e io andrò a Napoli 2-3 gg x spiegare come si fanno i pizzini. Pensiamo di farne 10.000 x la Giornata della Memoria 21 Marzo a Napoli > Bookmark: www.coppolaeditore.com ______________________________________ Ucuntu Siamo passando alla seconda fase: sito rinnovato (vedere), e soprattutto network (La periferica, I cordai, Casablanca, Step1, Cieli, 095, Telejato, Itacanews, Catanianotizie) fra siti e giornali di quartiere, seminari di lavoro (dal 5 gennaio in poi), seconda assemblea operativa entro febbraio. Bookmark: www.ucuntu.org ______________________________________ Tre amici < ... Non credo che Orlando con Di Pietro possa servire a molto. Non mi sembra che Fava, col suo partitino, serva a qualcosa. E anche dalla Chiesa mi sembra molto più isolato, nel Pd, di quanto egli stesso non creda. Ma ciascuno dei tre ha una forza sua. Orlando è - a mio vedere - l'unico, nella variopinta galassia Di Pietro-Grillo, che sia un vero democratico, non un demagogo anche generoso ma un repubblicano. Fava è quello che ha le maggiori possibilità di dialogare (se lo volesse) con tutta la povera area "di sinistra" che è buffa sì per via di Bertinotti, Luxuria, Fagioli e compagnia bella, ma che è pur sempre la sinistra, e in circostanze diverse potrebbe tornare ad agire come tale. E dalla Chiesa, infine, è quello che può recuperare qualcosa dalla mala avventura del Pd, salvare le masserizie dallo sfascio, tramandare l'idea del riformismo italiano onesto e buono. Tutti e tre insieme... Non so, tutt'e tre insieme forse sarebbero solo una testimonianza civile, forse il catalizzatore di un percorso virtuoso; comunque verrebbero presi sul serio dai ragazzi dell'Onda, dai Pd onesti e dalla base dispersa e confusa della sinistra dei vecchi baroni. Avrebbero un'idea forte alle spalle, la Rete. Non farebbero il gol, ma certo sarebbe un buon assist, la presenza loro. La Rete 2.0, insomma. Non remake, ma partita nuova. Non di Nando, Claudio e Luca, ma con una buona spinta da parte loro. Non vedo altre strade realistiche. Per ora, sono impantanati - ognuno nel suo recinto - tutt'e tre. Il Pd continuerà a marcire, Di Pietro continuerà a gridare forte, Vendola Ferrero e soci continueranno a fare i gruppettari. Ci vuole una forzatura, contemporaneamente in tutt'e tre le direzioni... > ______________________________________ "Siamo solo all'inizio" g.g. wrote: < Non ci limiteremo alle contestazioni plateali e rumorose: il nostro impegno sarà nel diffondere più informazioni possibili, in tutti i modi possibili... non solo da internet. Nel mio paese sono pochissimi ad usare internet e l’unica loro fonte di informazione è Il Giornale di Sicilia o, peggio, la televisione. Siamo solo all’inizio, siamo giovanissimi (abbiamo 23 anni) e tanta rabbia dentro. Il nostro comune è in mano ai commissari da quasi tre anni perchè è stato sciolto per mafia. Il nostro ex sindaco (di sinistra!!!) è stato condannato in primo grado a tre anni e quattro mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa > ______________________________________ Quelqu'un a ecrit: < Ami, entends-tu le vol noir des corbeaux sur nos plaines? > ______________________________________ Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente per liberarsene, basta scrivere a riccardoorioles@gmail.com -- Fa' girare. "A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava) ______________________________________ La "Catena di San Libero" è una e-zine gratuita, indipendente e senza fini di lucro. Viene inviata gratuitamente a chi ne fa richiesta. Per riceverla, o farla ricevere da amici, basta scrivere a: riccardoorioles@gmail.com. La "Catena" non ha collegamenti di alcun genere con partiti, lobby, gruppi di pressione o altro. Esce dal 1999. L'autore è un giornalista professionista indipendente. 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